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lunedì 15 ottobre 2012

No Slot


(*)
Bottega Arcobaleno aderisce alla campagna "No Slot" lanciata dalla  rivista Vita insieme alla Casa del Giovane di Pavia. Aderiamo dunque al manifesto (in allegato) che vuole mobilitare associazioni e persone attorno a una delle vere emergenze sociali di questi tempi: il dilagare dell’azzardo che impoverisce le famiglie. «Il gioco» recita il Manifesto, «è attività per definizione libera, ma regolata. Il rispetto di norme puramente procedurali e formali, pur mantenendosi nella lettera della legge, ne contraddice lo spirito. Dobbiamo intervenire affinché non sia più possibile alzare la bandiera bianca dell’indifferenza dinanzi a un fenomeno che rischia di erodere i più elementari legami di comunità: fiducia, solidarietà, rispetto». Intanto mentre chiudono i negozi tradizionali, è boom di aperture dei locali dove è possibile giocare, mentre anche i circoli Arci stanno studiando una strategia per difendersi dall'attacco delle macchinette dell'azzardo.

Dal dossier di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha presentato il dossier "Azzardopoli": 
"L'Italia è un paese dove si spendono circa 1260 euro pro capite, neonati compresi, per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. E dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d'azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E' "la terza impresa" italiana, l'unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese."
Anche a Pontremoli la ludopatia è una dipendenza diffusa che devasta i rapporti famigliari, prosciuga i risparmi, spezza gli affetti, tra i giovani come tra gli adulti.
Non più un euro nelle fessure di quelle macchinette dai colori seducenti e insidiosi. Il gioco si è fatto duro, è ora di lasciare le sale.

E' possibile aderire al manifesto inviando una mail a vita@vita.it con nome e cognome scrivendo: "Io aderisco al Manifesto No Slot"
Link: Il Manifesto No Slot
(*)Il marchio "Questo è un locale No Slot: apprezzalo" è una iniziativa di Marino Pederiva.

martedì 28 febbraio 2012

Liberate Rossella, liberateli tutti

Oggi è Bloggin Day per Rossella Urru.
Il "bloggin day" è un giorno in cui un gruppo di blogger decide di parlare di un unico argomento. Oggi 29 febbraio i blogger dedicano il proprio post ad un appello per la liberazione di Rossella Urru, la cooperante di 27 anni rapita nella notte tra il 22 e 23 ottobre 2011 nei campi profughi saharawi di Rabuni, in Algeria. Insieme a lei sono stati sequestrati due cooperanti spagnoli: Ainoa Fernandeez de Rincón, spagnola della Associazione degli Amici del Popolo Sahrawi di Estremadura, e Enric Gonyalons, spagnolo della Associazione Munupat.
Rossella Urru è la coordinatrice nei campi dei Rifugiati Saharawi dei progetti della ONG CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli). Il CISP opera nei campi dal 1985, in coordinamento con organizzazioni internazionali - tra le quali la Comunità Europea, il Programma Alimentare, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, la cooperazione italiana, enti locali italiani, in particolare la Regione Emilia Romagna.
Ci sono altri nove italiani rapiti nel mondo da gruppi terroristici. Una comprensibile riservatezza caratterizza il lavoro del Ministero Affari Esteri che segue le vicende, ma il silenzio non sia oblio.
Oggi la nostra pagina è dedicata a Rossella in un sentimento di vicinanza alla sua famiglia ma l'appello è "Liberateli tutti".

Per saperne di più:
http://sabrinaancarola.blogspot.com/
http://www.rossellaurru.it/
hashtag per social network: #freerossella
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/443938/
http://afroeuropa.blogspot.com/2012/01/algeria-e-polisario-in-imbarazzo.html
http://diasporasaharaui-en.blogspot.com/2011/12/mauritania-arrests-two-suspected-of.html http://ixnousassociazione.wordpress.com/
http://www.andreasarubbi.it/?p=7240

Lettera al Presidente Rossi

profughi al lavoro dopo l'alluvione ad Aulla

Questo è l'appello che i volontari che collaborano all'accoglienza dei profughi dalla Libia ospiti di vari comuni della Lunigiana, hanno preparato ed inviato al Presidente Rossi affinché siano accelerate le pratiche di concessione dei documenti d'asilo.
.
Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
Egregio Presidente, siamo operatori volontari che, da parecchi mesi, stiamo assistendo i rifugiati provenienti dalla Libia ospitati in vari comuni della regione Toscana. In questi mesi è stato fatto un enorme lavoro per cercare di rendere la vita di queste persone la più accettabile e dignitosa possibile. Poiché l’accoglienza non puo’ ridursi semplicemente a “dare cibo ed un tetto sopra la testa”, il cammino fin qui percorso è stato faticoso, minato da parecchie difficoltà sia pratiche che burocratiche, senza contare l’iniziale diffidenza e “paura dello straniero” che, nelle piccole comunità – ad esempio – è stata evidente. Ciononostante, si è lavorato alacremente, ottenendo buoni risultati che vedono l’inserimento dei rifugiati nell’ambito delle rispettive comunità.
Ora, però, tutto questo non basta più.
Ci si trova nella situazione in cui:
- i numerosi dinieghi ricevuti (no alla concessione di protezioni internazionali, né altri tipi di protezione),
- gli appelli in corso presso i Tribunali competenti (le prime decisioni - che non sono positive - stanno arrivando peraltro ad una velocità incredibile considerato, per quanto si conosce, lo stato di “intasamento” delle Procure/Tribunali),
- le “false aspettative” create con la concessione di permessi di soggiorno per la durata di sei mesi con opportunità di svolgere attività lavorativa (documento rilasciato in conformità alle leggi vigenti ma che risulta carente per permettere alla persona un’effettiva attività lavorativa e viene automaticamente revocato nel momento in cui le commissioni territoriali emanano le decisioni),
stanno colpendo duramente la sensibilità ed i già fragili equilibri psicologici dei nostri ospiti che, ancora una volta, si sentono rifiutati da un contesto sociale che si definisce civile e allo stesso tempo vanificano tutti gli sforzi fatti finora nelle nostre comunità, il “Modello Toscana” vacilla….. Forse le persone preposte alle decisioni non hanno ben presente il dramma umano vissuto dai richiedenti asilo, ma è anche vero che le stesse persone “non devono, non possono, non vogliono” approfondire le storie personali e mostrare empatia. I rifugiati sono parte di procedure burocratiche, sono stranieri e non posseggono i titoli necessari all’ottenimento di protezione alcuna. Sono arrivati dalla Libia, un paese in guerra, dove, peraltro, anche il “nostro paese” ha mostrato la propria presenza, ma nessuno di loro è cittadino di quel paese; ci vivevano tutti da tempo, lavoravano e sono stati costretti a fuggire per mettere in salvo la loro vita. Pare, però, che per le autorità italiane, tutto questo non sia sufficiente per concedere loro l’opportunità di ottenere documenti. Non sono cittadini libici quindi nessuna protezione, nessun riconoscimento, nessun permesso, solo il ritorno nel paese d’origine che, per molti, non rappresenta più casa loro. Di fronte a questa situazione drammatica sotto molti aspetti, chiediamo a Lei, Egregio Presidente, un intervento presso le Autorità Centrali al fine di ottenere i documenti necessari per i rifugiati, documenti che darebbero loro una sicura speranza di futuro.
Noi, Presidente, ci affidiamo a Lei e confidiamo in un Suo intervento tempestivo per ottenere, almeno, il rilascio permesso per motivi umanitari a tutti coloro che non hanno avuto nessuna protezione.
Grazie.


Aderisco e sottoscrivo.

venerdì 7 ottobre 2011

Volunteers! (post di servizio)

Pensate differente, la felicità è sostenibile!
Non accontentatevi, cercate quello che amate!
Siate affamati, mangiate giustizia!
Siate folli, cambiate il mercato!
(Steve Workers)
Cerchiamo nuovi volontari, fatevi avanti, con un piccolo sforzo assicuriamo grandi risultati!
Il commercio equo è un’utopia concreta, una storia avvincente, per chi avverte il bisogno di una boccata d’ossigeno, per chi non vuole essere travolto dall'apatia, per chi vuole continuare a credere nei propri sogni e perseguirne ostinatamente la realizzazione.
Non accontentatevi, fatevi avanti!
Bottega Arcobaleno è una testimonianza, un'officina, uno spaccio aziendale aperto, un piccolo laboratorio di idee, ma non cerchiamo apprendisti. Cerchiamo protagonisti, partecipi di equità, minuziosi manutentori di uno spazio prezioso.
Fatevi avanti, non state sulla porta.
agenda2002@alice.it

sabato 3 settembre 2011

Armi, manovra e silenzi: l'appello di Zanotelli


Padre Alex Zanotelli ci invita tutti a riflettere sulla stridente contraddizione tra l'enorme bilancio della Difesa - 27 miliardi di euro, cioè 76 milioni al giorno - ed il taglio alle spese sociali indotto dalla manovra finaziaria in corso. Per questo fa una controproposta e lancia un appello, da sottoscrivere.

"È mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali, resi noti lo scorso maggio dall'autorevole Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli Ufo spenderemmo tanti soldi a difenderci! È mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma : "L'Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali..." (art.11). E invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell'Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette "guerre al terrorismo", costate solo agli Usa oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell'Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo Usa ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.
Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta: né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folli somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?
Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte? E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!
Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d'armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Finmeccanica, l'Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l'Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.
E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all'estero. Non dimentichiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro.
È un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi, iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un'Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.
E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.
Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.
Che vinca la Vita!"
Alex Zanotelli
Per sottoscrivere l'appello
http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=11114

giovedì 7 luglio 2011

Le farfalle di Amnesty per le donne del Nicaragua

"Per noi la farfalla rappresenta il desiderio di realizzare i nostri sogni,
 aprire le nostre ali...combattere con forza per i nostri diritti."
Martha Munguia
 Alleanza nicaraguense dei rifugi per donne
In Nicaragua le donne e le ragazze rischiano la vita. Lo stupro e gli abusi sessuali sono molto frequenti: tra il 1998 e il 2008, 14.337 donne e ragazze hanno denunciato di aver subito violenza sessuale. In quasi la metà dei casi, avevano meno di 17 anni. A causa di una legge del 2008, che considera reato ogni forma di aborto in qualsiasi circostanza, le ragazze rimaste incinte a seguito di uno stupro che non intendono terminare la gravidanza sono lasciate senza possibilità di scelta legale; e ciò senza alcun riguardo per le ulteriori sofferenze alle quali vanno incontro. La criminalizzazione dell'aborto viola i diritti umani delle donne e delle ragazze e mette in pericolo le loro vite. Nessuna donna e nessuna ragazza dovrebbe essere arrestata e detenuta per aver cercato di abortire o per averlo fatto.
Aggiungi la tua voce alla loro per chiedere che tutto questo finisca.
Invia una farfalla col tuo messaggio alle donne e alle ragazze dei centri di accoglienza in Nicaragua!

Tratto da:
http://www.amnesty.it/nicaragua_farfalle_solidarieta

martedì 25 gennaio 2011

Stop Corrective Rape: petizione al Presidente del Sudafrica

“Lo stupro correttivo è una pratica criminale, in cui gli uomini stuprano donne lesbiche, presumibilmente come mezzo per “curarle” da tale orientamento sessuale. Nonostante il Sudafrica sia stato il primo Paese al mondo a bandire la discriminazione basata sull'orientamento sessuale, il primo Paese africano a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso e la prima repubblica al mondo a garantire ai cittadini LGBT parità di diritti in tutti gli ambiti della vita (compresa l'adozione e il servizio militare), i casi di stupro correttivo sono in continuo aumento. Luleki Sizwe è un'organizzazione benefica sudafricana che opera per salvare, sostenere, nutrire e curare le superstiti di stupri correttivi. L'organizzazione è stata fondata nel 2007 dall'attivista Ndumie Funda, la cui fidanzata era rimasta vittima di uno stupro correttivo. Secondo Luleki Sizewe, a Città del Capo avvengono almeno 10 stupri di gruppo alla settimana. Secondo l'organizzazione, ogni settimana, solo a Città del Capo, vengono violentate, anche da gruppi, più di 10 lesbiche. 150 donne vengono violentate ogni giorno in Sudafrica e negli ultimi dieci anni 31 lesbiche sono state assassinate a causa della loro sessualità. Ogni anno 510 donne riferiscono di essere state vittime di 'stupro correttivo' in Sudafrica. Luleki Sizwe ha lanciato una petizione su change.org diretta al Ministro della Giustizia sudafricano Jeffrey Radebe perchè richieda al governo sudafricano di dichiarare lo “stupro correttivo” un hate crime, reato contro la persona punibile con le pene più severe. La petizione è diventata la più popolare di tutti i tempi su Change.org”
E’questo l’inizio di un articolo, preciso e documentato, di Global Voices Italiano disponibile on line. Inoltre dopo la pubblicazione su The Huffington Post della storia e delle foto (non facili da guardare) di una delle tante vittime, Millicent Gaika, la petizione ha ripreso a diffondersi. Al momento ha 320000 firme.
Anche noi aderiamo e invitiamo a condividere e firmare on line a questo link.

mercoledì 15 dicembre 2010

Appello di Libera per il bene comune

Pubblichiamo, e invitiamo ad aderire, l'appello di Libera e Avviso Pubblico:
Al Presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano
Signor Presidente,
siamo profondamente preoccupati per il diffondersi della corruzione nel nostro Paese. Si tratta di un fenomeno che sta dilagando, come ha autorevolmente denunciato anche ultimamente la Corte dei Conti. La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l’economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Ci rivolgiamo a Lei, quale garante della Costituzione e massimo rappresentante delle istituzioni, per chiederle di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti. In questo modo anche l’Italia potrà finalmente fare ricorso a norme chiare, strumenti e sanzioni efficaci per contrastare davvero il diffondersi di questa autentica piaga sociale, economica e morale. Certi di poter contare sulla sua attenzione, firmiamo il presente appello.

Qui puoi firmare on line!

domenica 21 novembre 2010

Tagliare il "5x1000" non è una buona idea

Invitiamo a sottoscrivere il presente appello, urgente e irrinunciabile:
Al Parlamento Italiano
Al presidente della Camera dei Deputati, Onorevole Gianfranco Fini
Al presidente del Senato della Repubblica Italiana, Onorevole Renato Schifani
Negli scorsi giorni, gli organi di stampa hanno riportato la notizia che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha esaminato il testo della nuova "legge per la stabilità" di prossima discussione e approvazione in Parlamento, legge che limiterebbe a 100 milioni di euro i fondi da destinare al "5 x 1.000" per l'anno 2011. Questo significherebbe non rispettare la volontà dei cittadini che liberamente decideranno di versare alle associazioni destinatarie la loro quota del 5 x 1.000 con la prossima dichiarazione dei redditi: solo 100 milioni, rispetto all'intero ammontare del 5 x 1.000, verranno infatti distribuiti alle associazioni, mentre il resto verrà trattenuto dallo Stato.
Si tratterebbe, se la notizia fosse confermata e tale tetto fosse effettivamente approvato, di una riduzione del 75% rispetto all'importo destinato nell'anno precedente (peraltro già oggetto di una limitazione rispetto al totale dei fondi raccolti). Tale ulteriore taglio si aggiunge a quelli effettuati al bilancio della cooperazione internazionale italiana, ai contributi alle istituzioni internazionali che si occupano di aiuti ai paesi in via di sviluppo e a quelli per la ricerca scientifica, universitaria e sanitaria.
Questi tagli si ripercuotono significativamente sull'operatività delle organizzazioni del terzo settore, che hanno dimostrato, negli ultimi anni in modo ancora più evidente, una professionalità molto elevata, oggetto di apprezzamento in Italia e all'estero e dunque motivo di orgoglio per il nostro Paese. Tali organizzazioni, non diversamente da altre realtà sociali ed economiche, basano la loro attività sulla programmazione finanziaria degli impegni attuali e futuri per rendere sostenibile il proprio agire nei diversi settori di riferimento.
Non è la prima volta, purtroppo, che si interviene, con tetti massimi di impegno, per limitare l'operatività del "5 x 1.000", uno strumento che, come poche altre misure di natura fiscale, ha dimostrato di riscuotere un gradimento molto alto dei cittadini italiani sin dalla sua prima applicazione.
Tagliare i fondi a disposizione del "5 x 1.000" significherebbe quindi limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell'imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore.
Per queste ragioni chiediamo al Parlamento Italiano di intervenire per eliminare, nel testo della "legge per la stabilità" di prossima discussione, il tetto di 100 milioni di euro da destinare al "5 x 1.000" per l'anno 2011, ripristinando quanto meno l'importo dei fondi previsti nell'anno 2010.
Promotori:
Emergency, Libera, Gruppo Abele, Greenpeace, Coordinamento Italiano Network Internazionali, ActionAid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS, World Vision e WWF, Medici Senza Frontiere, Amnesty International - Sezione Italiana, Mani Tese, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori Sezione Provinciale di Milano, UNICEF Italia, Comunità Nuova, Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, Centro Nazionale per il Volontariato, Albero della vita, Volontariato Oggi, Bambini Onlus, UILDM Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, Fondazione Serena Onlus, Intervita Onlus, Fratelli dell'Uomo, Fondazione Roberto Franceschi Onlus, Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, Associazione Italiana Parkinsoniani, FIAGOP Onlus, Associazione Dianova Onlus, Associazione Risveglio Onlus, LAV, Parada Italia, Fondazione Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Ivo de Carneri Onlus, Global Humanitaria Italia Onlus, ACRA, Seacoop Società Cooperativa Sociale Onlus, FIAB Onlus Federazione Italiana Amici della Bicicletta, Più Vita Onlus, CAF Onlus, Associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi, CCS Italia, La Quercia Millenaria Onlus, Fund-raising.it, Scuole di Fund Raising di Roma, Insieme nelle Terre di Mezzo Onlus, Ai. Bi. Associazione Amici dei Bambini, Medici con l'Africa Cuamm, Associazione Cuore Fratello, Istituto Oncologico Romagnolo Coop. Soc. ONLUS, Cena dell'Amicizia Onlus, CESVI, CBM Italia Onlus, Associazione Missioni Don Bosco, Associazione Italiana Rett onlus, Il Sole Onlus, Progetto Continenti Onlus, Fondazione Renato Piatti, Associazione Italia Uganda Onlus, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione SOS Villaggi dei Bambini Onlus, FAI Fondo Ambiente Italiano, AIRC, Telefono Azzurro, Cooperativa Fraternità Capitanio di Monza, Fondazione Neuroblastoma, Associazione Neuroblastoma, Associazione La Nostra Famiglia, Fondazione Pangea Onlus, Sightsavers International Italia Onlus, Telethon, Fondazione Progetto Arca Onlus, Fondazione Theodora, Axè Italia Onlus, Lega del Filo d'Oro, Vidas, LIPU, Green Cross Italia Onlus, Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, Touring Club Italiano, AISMME Associazione Italiana Sostegno Malattie Metaboliche Ereditarie ONLUS, Jesuit Social Network Italia Onlus.
•Firma l'appello
http://www.iononcisto.org/

martedì 9 novembre 2010

Corsi di italiano per stranieri


Sta per avere inizio anche quest'anno a Pontremoli il corso di italiano per stranieri. Passate la voce se conoscete qualche cittadino straniero interessato. Per iscriversi è sufficiente la fotocopia del permesso di soggiorno. I moduli per l'iscrizione sono disponibili anche in Bottega Arcobaleno.
Di seguito alcuni dettagli:
1. Corso femminile pomeridiano in orario 14-16 con cadenza di due pomeriggi alla settimana (da definire insieme) da fine novembre a metà giugno. Sono previste un minimo di ore di alfabetizzazione informatica e -previo superamento del test finale - una certificazione finale CILS di livello A1 o A2 (ricordiamo che secondo l'ultimo decreto legge in materia per poter ottenere la Carta di soggiorno - ovvero permesso di soggiorno di lungo periodo- da dicembre in poi sarà necessario superare un test di italiano di livello A2 o presentare una certificazione equivalente). Si garantisce un servizio di babysitteraggio gratuito per mamme con bambini al seguito. Per coprire in parte le spese si richiede una quota di partecipazione di 5 euro mensili.
2. Corso misto serale in fascia oraria 21-22,30 da definire con gli allievi.

Promuovere un corso di lingua italiana per stranieri vuol dire favorire l’integrazione sociale. Per far cadere le barriere ci vuole di più, ma la lingua è un passo importante. Per tutti, del resto. Perché un giorno dovremmo pure occuparci dell’analfabetismo - di ritorno e non solo – diffuso tra gli italiani. Quanti sono i cittadini italiani che al test non raggiungerebbero il livello A2? L’ignoranza e il razzismo camminano affiancati: diamo a entrambi il foglio di via! Nel frattempo, l’Accordo di integrazione inserito all’interno del Pacchetto Sicurezza prevede due anni di tempo per imparare l’italiano e mantenere il permesso di soggiorno. Ma la rete delle scuole di italiano per migranti di Bologna ha scritto una lettera aperta agli insegnanti di italiano per stranieri per motivare un dissenso profondo. “Stabilire una soglia universale di conoscenza della lingua al di sotto della quale gli individui restano o tornano “clandestini” – spiega la lettera – stravolge e nega in partenza ogni ipotesi di integrazione”. Il test d’italiano, in altre parole, “punisce e non favorisce l’integrazione: si usa la conoscenza della lingua come pretesto per negare il permesso di soggiorno”.
E'anche nostra convinzione che la lingua debba essere strumento per integrare e vivere insieme, non per discriminare. Per questo aderiamo allo spirito della "Lettera aperta a insegnanti e scuole di italiano per migranti": "Contro un'esistenza a punti" e invitiamo associazioni, insegnanti, operatori ed educatori a leggere la lettera ed a firmare l'appello on line.

martedì 21 settembre 2010

Non Fermate il Progetto Città dell'Altreconomia


Aderiamo a questo appello che arriva dalla Città dell'Altra Economia di Roma e invitiamo tutti a farlo. Car* amic*,
ci rivolgiamo a tutti voi perché come persone, gruppi, organizzazioni piccole e grandi cittadine, nazionali e non solo, ci avete incontrato, conosciuto, sostenuto perché ci siamo impegnati nella sperimentazione di attività, progetti, reti e realtà di economia alternativa e solidale nella “CITTA' DELL'ALTRA ECONOMIA” di Roma, all’interno del Foro Boario di Testaccio.
Questo spazio non è stato un semplice “centro commerciale sostenibile”, un aggregato di uffici e luoghi di lavoro e di consumo responsabile. E’ stato, secondo un preciso progetto avviato dalle oltre 60 realtà che hanno animato il Tavolo dell’Altra Economia cittadino e condiviso con il Comune, uno “luogo” pubblico importante per Roma. Sale, piazzale, spazi di mostra e di vendita sono stati frequentati con regolarità da centinaia di migliaia di persone nel corso dello scorso anno, hanno ospitato oltre 500 eventi tra convegni, conferenze stampa, eventi, spettacoli, mostre, incontri, dibattiti, presentazioni, seminari, laboratori, corsi. Centinaia di bambini e ragazzi delle scuole romane ma non solo hanno imparato in queste occasioni come crescere, studiare, vivere in modo più consapevole e sostenibile.
La Città dell’Altra Economia, dunque, è un processo, non un semplice incubatore di progetti e di imprese di “green economy”, come invece pensa il Comune. Alle richieste di chiarimenti rivolte all’amministrazione, infatti, l’amministrazione attuale ha risposto che intende procedere con i nuovi bandi all’insediamento “aperti ad imprese della filiera agricola e biologica e alle nuove tecnologie per l’ambiente e l’energia”. Mentre per la gestione degli spazi comuni ad uso pubblico (sala conferenza , spazi espositivi sale riunioni e piazzale antistante) l’amministrazione non intende più assumersi la responsabilità della cogestione , ma vuole affidare a terzi la loro gestione , privatizzando di fatto questi spazi.

La realtà è che così facendo questo progetto verrebbe chiuso perché i nuovi bandi limiterebbero a sole due aree tra quelle elencate nella Legge regionale sull'Altra Economia la possibilità di fare attività; quindi nella città di Roma verrebbe meno quella vetrina che fino ad oggi ha avuto il compito di mostrare ai visitatori in un sol colpo d'occhio tutto l'articolato sistema di attività sulle quali poggia l'Altraeconomia.
I nuovi bandi ad oggi non sono ancora usciti. Questo ha creato e continua a creare un crescente livello di precarietà per le realtà che animano la CAE, nonché' per i loro lavoratori e lavoratrici. Non è chiaro fino ad oggi, poi, come il comune intenda gestire la transizione dalla vecchia alla nuova gestione, che potrebbe facilmente durare lunghi mesi, durante i quali, evidentemente, la CAE potrebbe rimanere chiusa o priva della maggior parte delle attività economiche che operano al suo interno.

E ‘evidente quindi che il progetto della Città dell’Altra Economia per la sua storia ad oggi non è riducibile a questa semplificazione. Chi ha varcato le sue porte ha avuto la possibilità di partecipare alle oltre 30 linee di attività - tra cui l’agricoltura biologica, il commercio equo e solidale, il riuso e riciclo, le energie alternative, il consumo critico, la finanza etica, il teatro, l’arte, la formazione, la comunicazione e il software libero, il turismo responsabile - che si sono ispirate ai principi e ai criteri di lavoro della Carta approvata nel 2004 dal Tavolo dell’Altra economia e che hanno caratterizzato la vita della Città da quando ha aperto i battenti il 29 settembre del 2007.

Vi chiediamo di sottoscrivere questo appello per chiedere insieme a noi che questo laboratorio vada avanti, e che il Sindaco Alemanno chiarisca pubblicamente le motivazioni che lo portano, nei fatti, a chiuderlo.
Per firmare l’appello vai al sito : http://www.cittadellaltraeconomia.org/
*/Informazioni stampa: Cesare Budoni 349 6040937/*

mercoledì 5 maggio 2010

"Abbiamo bisogno di un’altra cultura" Marcia della Pace 2010

“Qualsiasi propaganda a favore della guerra deve esser vietata dalla legge. Qualsiasi appello all'odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza deve esser vietato dalla legge.” Articolo 20 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ratificato dall’Italia nel 1977)

Violenze, egoismi, indifferenza, razzismo, mafie, censure, paure, guerre ci stanno rendendo la vita sempre più difficile. E’ tempo di reagire! Abbiamo bisogno di un’altra cultura: quella della responsabilità, della giustizia, dei diritti umani, della legalità, della libertà, della solidarietà e della speranza.
 Il 14 e 15 maggio partecipa al Forum della pace e domenica 16 maggio 2010 vieni alla Marcia per la pace Perugia-Assisi.
Domenica 16 maggio:
Ore 9.00 – partenza da Perugia, Giardini del Frontone
Ore 15.00 – arrivo ad Assisi, Rocca Maggiore - Manifestazione conclusiva
Il Comitato Arci di Massa Carrara ,in occasione della Marcia Perugia - Assisi, organizza un pullman con partenza da Carrara. Per iscrizioni telefonare allo 0585 75275 o a Umberto 348 3961240
"Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo". (M. GHANDI)

Che la marcia della pace sia come "la zanzara che con la sua musica dolce tormenta la dolcezza dei nostri sogni"...

domenica 28 marzo 2010

La nostra firma contro la speculazione finanziaria


da zoes.it:
Parte anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare - nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada – una tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa. La tassa – di importo molto contenuto compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione – potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi non hanno alcuna responsabilità.
La Campagna - lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e di Governo dell’UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo - è promossa in Italia da Social Watch (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia, Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese), Sbilanciamoci, Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, FIBA CISL, CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, Coalizione Italiana contro la Poverta-GCAP Italia, FOCSIV - Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica.
Le firme raccolte saranno inoltrate al Governo Italiano e in particolare al ministro dell’Economia On. Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell’introduzione di una Tassa sulle Transazioni finanziarie. Tasse di questo tipo già esistono in alcuni Paesi e l’idea di adottarle su scala globale si sta facendo sempre più strada tra i leader di molti Paesi Europei e non solo. Si stima che tassando dello 0,05% (un valore intermedio nella forbice tra le proposte più severe che puntano allo 0,1 e le più morbide che propongono lo 0,01) ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari nella sola UE si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui, mentre a livello mondiale il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l’anno. Cifre importanti, che permetterebbero agli Stati di colmare gradualmente quelle voragini che si sono aperte nei conti pubblici con i salvataggi delle grandi banche e con le misure di sostegno all’economia rese necessarie per contrastare la pesante crisi economica provocata dagli eccessi della finanza speculativa (secondo stime recenti del Fondo Monetario Internazionale il costo globale della crisi avrebbe raggiunto i 13.620 miliardi di dollari a livello globale).
Il gettito di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe permettere agli Stati di avere risorse a disposizione per attuare politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale efficaci ed efficienti e più che mai necessarie visto l’elevatissimo costo sociale della crisi.
Per firmare la petizione e per avere maggiori informazioni vai al sito http://www.zerozerocinque.it/
http://www.zoes.it/it/content/blog/zerozerocinqueit-tua-firma-contro-speculazione-finanziaria

lunedì 15 marzo 2010

Giustizia, pace e verità per il popolo kurdo

Un appello di giustizia, pace e verità per il popolo kurdo. La nostra amica Simona, già autrice di un appassionato reportage da Ayazma (Istanbul) pubblicato dal Corriere Apuano 23.5.09,ci segnala questa petizione . E’ on line http://www.petizionionline.it/petizione/al-fianco-del-popolo-kurdo/833 ma è anche disponibile in Bottega.
Noi, firmatari del presente appello:
- richiediamo all’Europa di non essere parte di un piano di etnocidio, messo in atto dallo Stato turco, ma di far prevalere il diritto, di riconoscere appieno il diritto d´asilo ai profughi kurdi;
- reputiamo irresponsabile e pericoloso il tentativo di criminalizzazione di un intero popolo, che colpisca qualsiasi sua forma di espressione della sua identità;
- riteniamo pericolosa la condotta della Turchia, che impedisce al popolo kurdo di crescere dal punto di vista politica e porta avanti, per esigenze interne di potere, una guerra infinità e crudele;
- riteniamo che la Questione Kurda potrà essere risolta solo in presenza di un impegno reale, da parte della Comunità Internazionale, finalizzato a pervenire a un’autentica democratizzazione della Turchia, che consenta l’accettazione all’interno di essa di una componente, la popolazione kurda, capace di agire politicamente in maniera paritaria, ricorrendo al dialogo;
- rimaniamo fiduciosi nel lavoro della magistratura italiana, consapevoli che l´eventuale accertamento di responsabilità individuali non potrà e non dovrà condurre a una criminalizzazione di un intero popolo e della sua storia e identità;
- rivendichiamo il pieno diritto di difendere la lotta del popolo kurdo, in Turchia e nella diaspora, dunque anche in Italia. Eserciteremo questo nostro diritto con gli strumenti che ci sono familiari: dialogo, confronto, passione per l´umanità!

Una firma non è molto, ma è uno dei pochi strumenti che abbiamo.
Per chi volesse conoscere da vicino questa realtà è disponibile un prossimo viaggio solidale di Viaggi e Miraggi (turismo Responsabile).
(foto da Farfalle in Cammino)

martedì 9 marzo 2010

L'indebita appropriazione della giornata dell'acqua

Anche nella nostra Bottega Arcobaleno avevamo raccolto le firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua, bene comune. Mentre quel testo giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, ci toccherà ora raccogliere altre firme contro la privatizzazione della Giornata Mondiale dell'Acqua? In un pieghevole ricevuto in questi giorni, allegato a una rivista medica, viene sponsorizzata la Giornata mondiale dell’acqua del 22 marzo prossimo riportando in basso, appartato e pudico, il marchio Sanpellegrino (quella delle acque Claudia, Levissima, Panna, Pejo, Recoaro, S. Bernardo, S. Pellegrino e Vera) . Nessun stupore, in giro c’è altro. C’è il Progetto ‘Wet – Water Education for Teachers’. E' la terza edizione italiana. “L’iniziativa, promossa da Wet International Foundation e supportata da Sanpellegrino Spa (Neslé Waters), ha l’obiettivo di insegnare ai giovani il valore della risorsa acqua”. Sì, proprio così. Coinvolgerà le scuole primarie e secondarie di primo grado. I materiali didattici, che saranno distribuiti nei prossimi mesi, hanno ottenuto il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Dispiace che la scuola sia indotta, dalla miseria di risorse, ad accettare, turandosi il naso, gli aiuti della interessata Sanpellegrino-Nestlé Waters.
Dopo la privatizzazione dell’acqua siamo dunque alla privatizzazione della educazione al rispetto della risorsa acqua? Penso che affidare alla Sanpellegrino la campagna per la Giornata mondiale dell'acqua sia come affidare al gatto l'organizzazione della sagra del pesce. L'Antitrust di recente ha condannato, per “pratiche commerciali scorrette”, un’altra industria di acque minerali, la San Benedetto rilevando che : "I cosiddetti claim ambientali o verdi, diretti a suggerire o, comunque, a lasciar intendere o anche solo evocare il minor o ridotto impatto ambientale del prodotto o servizio offerto, sono diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori. Da terranauta.it: L’attribuzione a prodotti e servizi di false qualità ecologiche al fine di creare un’immagine positiva dell’azienda (o distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi) viene definita “greenwashing”, letteralmente “lavare col verde”. Un’operazione commerciale, né verde né etica. Una felina tentazione, come si vede, assai diffusa.
Il 20 marzo a Roma, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo), si tiene la manifestazione nazionale per bloccare le politiche di privatizzazione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme "L’acqua fuori dal mercato!"(le adesioni vanno inviate a segreteria@acquabenecomune.org) . Ed a questo punto non basterà neppure rinunciare ad uno sponsor imbarazzante e insegnare ai ragazzi - ed ai genitori -  a imbroccare l’acqua del rubinetto. La Nestlé sta cercando di comprare tutte le fonti di acqua commerciale, altri vorrebbero comprare il nostro rubinetto di casa. Quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone. Come dice Padre Zanotelli: "Questo è l'anno dell'acqua, l'anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l'acqua sarà merce o diritto fondamentale umano. Sull'acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia".
Severino (admin)

mercoledì 3 febbraio 2010

Perché la tv pubblica sia strumento d'incontro


RAI: MISSIONARI E TAVOLA PACE, APPELLO CONTRO CHIUSURA SEDI ESTERE
(ASCA) - Roma, 2 feb - ''Non chiudete le sedi Rai nel Sud del mondo'': e' l'appello lanciato oggi ai dirigenti del servizio pubblico radiotelevisivo dalla Tavola della pace, Articolo 21, Fnsi, Nigrizia, Misna, Redattore Sociale, intenzionati a chiudere le sedi di corrispondenza di Beirut, il Cairo, Nairobi, Nuova Delhi, Buenos Aires e il canale Rai Med.

''Tutti possono ormai scrivere di tutto da ogni dove. Ma nulla puo' sostituire la capacita' di un giornalista di cercare e raccogliere le notizie sul posto dove si formano - sottolineano le associazioni -. Chiudere questi uffici nel Mediterraneo, in Africa, Asia e America Latina vorrebbe dire chiudere gli occhi degli italiani sul mondo in un tempo in cui grandi sfide mondiali ci impongono una crescente attenzione e impegno''.

Un appello analogo viene lanciato anche dalla Federazione della stampa missionaria italiana, che riunisce una quarantina di testate, per un totale di 500mila copie mensili. ''Con tutta evidenza - scrivono il missionari -, il problema dei tagli delle sedi estere e' solo la punta di un iceberg: la questione riguarda la sensibilita' complessiva per i fatti del mondo, le vicende dei continenti solo apparentemente 'lontani'. Non vorremmo che la scelta di dismettere le sedi straniere confermasse una volonta' di ritirarsi nel guscio di un'informazione che per baricentro abbia l'Italia o l'Europa''.

''Un servizio pubblico che voglia dirsi realmente tale - concludono - dovrebbe puntare a rendere i suoi telespettatori autentici 'cittadini del mondo'. Non e' certo questa la strada.

Chiediamo ai vertici di Viale Mazzini un tempestivo e radicale ripensamento''.
Tavola della Pace
fonte:asp/sam/ss

Le adesioni all’appello possono essere inviate a:
Tavola della Pace, via della viola 1 (06122) Perugia - Tel. 075/5736890
- fax 075/5739337 - email segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it

L'appello è anche sul sito di VITA.IT, la voce del non profit!

martedì 2 febbraio 2010

M'illumino di meno, 12 febbraio 2010


"Non dobbiamo dunque mirare a un aumento dell'intensità della luce. La luce che abbiamo, è già troppo forte e ormai insopportabile. La luce smorzata è ciò a cui dobbiamo mirare. Non «Più luce!» ma «Più luce colorata!» dev'essere il nostro motto." (Paul Scheerbart)

mercoledì 13 gennaio 2010

Gruppo di sostegno allo sciopero dei migranti


E' stato costituito il gruppo Massa-Carrara per realizzare iniziative a sostegno dello sciopero nazionale degli immigrati del 1 marzo. Invitiamo tutte le associazioni e privati cittadini ad aderire al gruppo.
Per aderire inviare un messaggio alla seguente e-mail: primomarzo2010massa.carrara@gmail.com

Link:
http://primomarzo2010.blogspot.com/

venerdì 27 febbraio 2009

Appello per l'accessibilità delle cure

All’Assessore alla Salute della Regione Toscana
Enrico Rossi
Al presidente della Regione Toscana
Claudio Martini
Al presidente della Conferenza dei Sindaci
Roberto Pucci
Ai Sindaci della provincia di Massa Carrara
Come cittadini e associazioni della società civile di Massa Carrara esprimiamo il nostro sdegno e una profonda preoccupazione per le conseguenze dell’approvazione di un emendamento presentato in sede di esame del DDL 733 che ha avuto luogo al Senato giovedì 5 febbraio.
E’ stato infatti abolito il comma 5 del testo Unico sull’Immigrazione, che prevedeva che “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
L’ambiguità conseguente a tale abrogazione e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò può creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri e ripercussioni pesanti sulla salute collettiva sia per gli aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati, se si interviene in ritardo; sia per il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.
Questa scelta pertanto è in contrasto con l’art. 32 della Costituzione (“la repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”), andando a toccare un diritto primario dell’uomo ed è in palese contraddizione con il codice deontologico e il giuramento di Ippocrate.
Nella nuova norma è sancita la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione. Non riteniamo che i medici o altro personale sanitario debbano fare obiezione a questa legge, semmai siamo convinti che chi tra i sanitari nell’esercizio delle sue funzioni si avvalga del potere di segnalare una persona cosiddetta “clandestina”, debba essere perseguito perché tradisce la deontologia medica.
Chiediamo pertanto al Presidente della Regione Toscana e all’Assessore alla Salute di istituire una legge che tuteli il diritto alla salute e alle cure per tutti, nelle strutture sanitarie riconosciute dal Sistema Sanitario Toscano, secondo i principi dei Piani sanitari della Regione Toscana, della Costituzione Italiana e della Carta dei diritti dell’Uomo che garantiscono a tutti il diritto alla salute, e l’universalità e l’accessibilità delle cure al di la del sesso, razza, religione o ideologia.
Chiediamo ai Sindaci in quanto primi responsabili della salute pubblica, di aderire a questo nostro appello e di farsi promotori di iniziative concrete.
Chiediamo ai Parlamentari eletti nella nostra provincia, di fare azioni di boicottaggio di questa proposta di legge, senza alcuna mediazione.
Inviare adesioni a Accademia Apuana della Pace: info@aadp.it