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sabato 2 settembre 2017

1,66 milioni di motivi per scegliere un prodotto Fairtrade

Le scelte quotidiane di ciascuno possono fare la differenza, ma tutti insieme possiamo avviare una vera e propria rivoluzione. Grazie ai tuoi acquisti, Fairtrade ha già dato una nuova opportunità a 1,6 milioni di agricoltori nel mondo, cambiando la loro vita, ma molto possiamo fare ancora.
Ogni giorno, facendo la spesa o nei tuoi momenti di pausa, puoi compiere un gesto responsabile scegliendo i prodotti certificati Fairtrade. Cioccolato, tè, caffè, frutta fresca, ma anche palloni, capi d’abbigliamento, fiori: cerca e scegli il marchio Fairtrade per i tuoi acquisti quotidiani. Anche grazie ad una semplice tazzina di caffè, potrai fare la tua parte per un mondo migliore.

domenica 26 febbraio 2017

Un 8 Marzo equo


sabato 8 febbraio 2014

Lezioni di fairtrade




Riprendiamo questi video da Ekitinfo.org , un sito francese che mantiene sul commercio equo uno sguardo sempre attento e prezioso.

"Come ogni buona idea , il commercio equo e solidale è stato recuperato , diluito , svuotato della sua sostanza. Divenuto un argomento di marketing per i principali rivenditori e grandi marche , rischia di perdere la sua anima e dimenticare il suo primo obiettivo: creare un reale cambiamento per una maggiore giustizia economica e sociale nel mondo .Pertanto, contro venti e maree, organizzazioni come Oxfam – Magazzini del mondo continuano a difendere, con i loro partner del Sud e del Nord , chiedendo un commercio equo e solidale più rigoroso . Lottare contro la povertà , con un movimento di cittadini è la missione che si è data Oxfam . E il commercio equo è coinvolto .E ' il momento di mettere le cose a posto . Ed è Gabrielle che se ne è incaricata . Dal 2 al 20 dicembre 2013 , in 10 lezioni di due minuti ,ci  ha spiegato che il commercio equo è più che una questione di prezzo . Vi invito a scoprire che comporta problemi e sfide che forse noi stessi non immaginiamo neppure."

Al termine del video potrete continuare con le "lezioni" 2, 3, 4, 5, etc
Buona visione su ekitinfo.org

giovedì 6 febbraio 2014

Un Fairphone a Pontremoli

By making a phone,
 we are creating a movement 
to build a fair economy.
Join us!

Ha raggiunto ieri Pontremoli da Rotterdam uno dei 25mila Fairphone prodotti dall'omonima fondazione olandese che ha avuto l’avventurosa idea di costruire il primo telefono eticamente sostenibile, ecocompatibile e che riconosce dignità alle persone che lavorano in tutta la catena, dall'estrazione del coltan in South Kivu,  all'assemblaggio in Chongqing, nella trasparenza della road map di progetto. 
 L’innovazione non sta nelle caratteristiche tecniche, comunque interessanti (display da 4.3 pollici con risoluzione qHD (960×540) protetto da vetro Dragontrail, processore quad-core Mediatek MT6589M @1.2GHz, 1GB di RAM, 16GB di memoria interna, slot microSD, fotocamera posteriore da 8 megapixel e anteriore da 1.3 megapixel, batteria da 2000mAh, dual-SIM, Android 4.2.2 con interfaccia open source sviluppata da Kwame Corporation) ma nella scelta di costruire uno smartphone “conflict-free”.proveniente da un circuito commerciale equo e solidale.

Tutti i link per saperne di più:

Fairphone ora è soldout, ma una seconda produzione è già partita.
Ora lo sapete: è possibile cambiare il modo in cui i prodotti sono realizzati, a partire da un unico telefono e ridefinendo l'economia, un passo alla volta. E' bello quando parti per finanziare una buona idea e infine scopri di aver avuto ragione e non da solo. 


sabato 21 dicembre 2013

Natale: più che consumo, partecipazione.




Dal 1994 Fairtrade Italia lavora per diffondere i valori del commercio equo certificato nel nostro Paese. Ogni giorno, facendo la spesa o nei tuoi momenti di pausa, puoi compiere un gesto responsabile scegliendo i prodotti certificati Fairtrade. Cioccolato, tè, caffè e molto altro: cerca e scegli il marchio Fairtrade per i tuoi acquisti quotidiani. Anche grazie ad una semplice tazzina di caffè, potrai fare la tua parte per un mondo migliore.

In via Garibaldi 31 a Pontremoli c’è il nostro angolo di fairtrade che ti attende per i tuoi regali di Natale ed anche dopo.

Consumo critico, equo, solidale, sostenibile e trasparente.

Più che consumo è partecipazione.

 

A tutti i nostri auguri: equità, solidarietà, pace e giustizia. Come vedete ci accontentiamo di poco.

 

lunedì 13 maggio 2013

Pronti per Terra Futura 2013



http://www.terrafutura.it/

La più importante mostra convegno sulle buone pratiche di vita, di governo e di impresa verso un futuro equo e sostenibile a Firenze, Fortezza da Basso, 17-19 maggio 2013 E' la decima edizione.

giovedì 21 giugno 2012

Andrea Baranes e la finanza casinò, a Pontremoli il 21 luglio

 Ci hanno spiegato i motivi della crisi, ci hanno detto che è colpa della speculazione, ci hanno imposto sacrifici. 

Quello che non ci hanno raccontato è il grande gioco della finanza e con quali soldi si alimenta.
La speculazione finanziaria sta affossando l’economia reale e l’occupazione, non tutela l'ambiente e i diritti umani.
E' necessaria una presa di coscienza dal basso per fare in modo che la crisi crei i presupposti per un futuro differente, in cui la finanza sia al servizio dell’economia reale.

Ne parleremo a Pontremoli il 21 luglio, nel mezzo di questa estate calda nel meteo e nell'economia, con Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica.

Nel frattempo "save the date"!
E non dimenticate di fare una visita qui: www.nonconimieisoldi.org

mercoledì 16 maggio 2012

IO EQUO, per capire dove stiamo andando


IO EQUO è la campagna di sensibilizzazione 2012 / 2013 di Altromercato.
http://www.altromercato.it/ioequo
Neri Marcorè, Don Luigi Ciotti, Syusy Blady, Patrizio Roversi sostengono la campagna e il commercio equo e solidale e parlano dell'importanza di un'economia trasparente, sostenibile e reale.
Un video per coltivare un'altra economia.

domenica 13 maggio 2012

Il cibo e le ali alla mente

In colpevole ritardo segnalo l' evento:
"Metti le ali alla tua mente con il cibo giusto" è il titolo di tre sere organizzate da Il Pungiglione (Boceda di Mulazzo) dedicate al recupero di un rapporto sostenibile con il cibo. 
Ancora due serate vi aspettano, e l'ultima sarà preceduta da un buffet preparato da Gemma, cuoca de Il Pungiglione.
Segnatevi le date.
Info: 340 3377168

domenica 12 febbraio 2012

Avevate ragione voi

Il Movimento italiano del Commercio Equo e Solidale da trent’anni solleva la questione dell’insostenibilità del sistema economico internazionale così come si è organizzato negli ultimi decenni: l’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, le condizioni di lavoro a basso costo nei paesi del Sud del mondo, lo sfruttamento delle risorse e lo sfregio dell’ambiente. E ancora: la questione dell’insostenibilità del debito, lo strapotere dell’economia sulla politica, il ruolo delle imprese multinazionali, il rischio della privatizzazione delle risorse. Tutti contenuti che sono tra le cause della condizione di difficoltà economica che oggi tocca anche il nostro Paese. Il Commercio Equo aveva sollevato da tempo le questioni più critiche, ma nel tempo ha anche creato degli strumenti concreti e pratici per contribuire a superarle. Per questo i milioni cittadini che fino ad oggi hanno frequentato le nostre botteghe e che ci hanno appoggiato possono dire “avevamo ragione noi!” e con loro i soci, i volontari, i lavoratori delle centinaia di botteghe che operano in Italia per un commercio più giusto e sostenibile con i Paesi del Sud del mondo. La campana “Avevate ragione voi!”, ideata e organizzata da AGICES e appoggiata da tutti gli Importatori iscritti al Registro AGICES oltre che da Altreconomia e dall’Associazione Botteghe del Mondo, vuole semplicemente sottolineare la capacità del nostro Movimento di aver sollevato delle domande e di aver fornito anche delle risposte percorribili: chi entra in una Bottega del Commercio Equo e Solidale contribuisce infatti alla costruzione di un modello economico profondamente diverso da quello che ci ha portato a questa situazione di difficoltà. Fondato sull’economia reale e non su quella di carta. Sul bene comune e non sul profitto di pochi. Sul rispetto dei produttori e non sul loro sfruttamento. Sul consumo critico e sul rispetto dell’ambiente e delle culture. La campagna di sensibilizzazione si svilupperà nella primavera 2012 con degli “angoli” informativi in vetrina o all’interno delle nostre Botteghe (disponibili da marzo locandine e cartoline), con una promozione via web e tramite i social network e con la promozione sul mensile e sul sito di Altreconomia. Si concluderà poi con un convegno sul tema il 5 maggio a Fabriano, ai margini della 25° Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale.
http://www.agices.org 




martedì 31 gennaio 2012

Fair Trade USA divide il suo logo



Da Ekitinfo.org (importante comunità francese del commercio equosolidale) riportiamo, tradotto, questo aggiornamento sulla scelta di Fair Trade USA di "annacquare" i criteri di equità dei suoi prodotti. Ribadiamo la nostra scelta di mantenerci fedeli alla originaria Carta dei Criteri del Commercio Equo Solidale e ci apprestiamo a tenere gli occhi aperti, controllando sempre le etichette e rafforzando le nostre competenze di consumatori critici e responsabili.

Da gennaio 2012, Fair Trade USA non fa più parte della rete Fairtrade International, che riunisce 25 iniziative di certificazione del commercio equo e solidale. Fairtrade USA ha dunque cambiato il suo logo ... o meglio i suoi logo, dato che ormai ne ha due: uno per i prodotti 100% equosolidali ed uno per i prodotti nei quali solo il 20% (o più) degli ingredienti  sono equosolidali.
Un logo più verde
E’ la prima volta che Fair Trade USA ritocca il suo logo da quando l’organizzazione è stata fondata, nel 1998.  I marchi lo dovrebbero cambiare sul confezionamento dei prodotti prima della fine del mese di ottobre 2012, ma nel frattempo, i prodotti etichettati da Fair Trade USA continueranno ad indossare la vecchia etichetta.
"Il logo, più chiaro e più moderno, mette in risalto l’etichetta e consente ai consumatori di trovare facilmente i prodotti del commercio equo durante la spesa, dice Ivan Blackshear, direttore grafico a Fair Trade USA. L'uso del verde vuole tradurre i benefici a livello ambientale collegati al commercio equo e il 'contadino con un cesto aperto' rappresenta la relazione di reciprocità che lega Fair Trade USA agli agricoltori che producono il nostro cibo. "
Un logo? No, due loghi!
Dopo due mesi di consultazione e di sondaggio degli attori nel movimento equosolidale, Fair Trade USA  ha messo a punto una nuova politica nei confronti di prodotti che contengono una miscela di ingredienti equosolidali e non.
Ora, solo i prodotti che sono al 100% equi possono utilizzare il marchio completo (Fair Trade Certified). Gli altri prodotti utilizzeranno il marchio "ingredienti" (Fair Trade Ingredients) a condizione che:
a. Che il 100% degli ingredienti comunemente associati con il prodotto sia certificato equosolidale. Ad esempio, una tavoletta di cioccolato deve contenere il 100% di cacao del commercio equo e solidale certificato.
b. Che non ci sia miscelazione per un ingrediente tra equosolidale e non. Per esempio, se un prodotto contiene vaniglia certificata equosolidale, il 100% della vaniglia presente nel prodotto deve essere certificata.
c. Che il prodotto contenga almeno il 20% di ingredienti del commercio equo.
d. Che tutti gli ingredienti che possono essere acquistati nel commercio equosolidale lo siano.
Questo nuovo logo ben presto in Francia?
Nel comunicato stampa, Fair Trade USA annuncia che questo nuovo logo potrà essere utilizzato in qualsiasi paese. Dunque potrebbe presto essere visto in Francia. Questa scelta potrebbe essere allettante per le aziende internazionali come Alter Eco, che hanno già una filiale negli Stati Uniti.
To be continued ...

domenica 22 gennaio 2012

"Car Boot Sale" anche a Pontremoli


In tempi di crisi ogni soluzione per risparmiare sul budget familiare è benvenuta ma non è solo per questo che oggi in piazza Italia a Pontremoli c’era una discreta folla di curiosi venditori e attenti consumatori, per il locale “car boot sale”. Mai sentito nominare? Eppure non è il primo in Lunigiana. Al Centro Icaro di Terrarossa già nel novembre scorso ci si sono cimentati, con una versione basata sul baratto. I “car boot sales” sono una istituzione nel Regno Unito, mercatini di piazza dove privati si radunano per mettere in vendita le cose di cui si vogliono disfare: abiti usati, oggetti per casa e giardino, libri di ogni genere, fumetti, riviste, porcellane, dischi in vinile, cd, giocattoli, quadri. Di tutto un po’, con prezzi stracciati. Si può parcheggiare in piazza, aprire il baule (car boot, appunto) e cominciare a vendere, senza formalità e senza alcun tipo di licenza quel che si è riusciti a portar via dalla cantina o dalla soffitta. Gli allievi di un corso di restauro hanno avuto l’idea, un consorzio di ristoratori locali l’ha sostenuta. C’è un’atmosfera familiare, qualcuno gira col thè caldo, qualcuno ritrova comuni ricordi e passioni condivise, qualcuno vende per raccolta fondi a scopo benefico. Così una domenica ogni mese, (quarta domenica) ci sarà un appuntamento con il riuso. Un espositore mi dice: “per un oggetto che entra in casa due ne devono uscire”. Concordo su questo buon principio di sostenibilità. Giusto e bello vederla in piazza.

martedì 20 dicembre 2011

Lo scaffale di Natale

Che ne dite di fare le spese di Natale in Bottega Arcobaleno? Non vi chiederemo di comprare il caffè Altromercato equosolidale se non è il caffè che vi serve, né vi proporremo l'acquisto del panettone di Liberomondo o di Commercio Alternativo o i buonissimi datteri di Siwa, se non siete sicuri di averne bisogno per voi o per i vostri cari. Non vi indurremo a entrare in bottega per comprare in modo compulsivo. E' vero, i tanti piccoli progetti di Bottega Arcobaleno hanno bisogno di qualche riserva di cassa, e la cassa si nutre dei vostri/nostri acquisti, ma chi entra in bottega, noi lo sappiamo, ha la critica del consumo nel suo equipaggiamento quotidiano e noi abbiamo l'ambizione di arruolare consumatori responsabili. La vostra borsa della spesa sarà il vostro zaino di combattimento. Acquisti responsabili, la bottega è anche questo. Buona spesa ma prima di tutto Buon Natale, equo solidale e responsabile, a tutti.

venerdì 28 ottobre 2011

Lettera al Presidente

Il Magra sotto l'Annunziata 25ott11
Tratta da Altreconomia, pubblichiamo integralmente una lettera-confessione di un amministratore sulle origini vere di tante tragedie ambientali, come quella che ha devastato una parte della nostra terra di Lunigiana. Perché questi sono i giorni delle maniche rimboccate sui danni ma verranno i giorni di una rimboccata coscienza sostenibile. Seminiamo sostenibilità su terreni ancora assai duri purtroppo, ma coltiviamo insieme questa speranza.

Mauro Galliano è assessore nel Comune di Sant’Ambrogio di Torino (in valle di Susa). Un piccolo Comune di 8,59 km2, con 4.843 abitanti. Il 26 ottobre ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per rispondere ad alcune affermazioni del Capo dello Stato in merito all'alluvione che ha colpito lo spezzino e la Lunigiana, causando morte e distruzione. La riportiamo integralmente.

"Egregio signor presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
sono un amministratore comunale di un piccolo paese all'imbocco della Valle di Susa in Piemonte e le scrivo in merito alle sue dichiarazioni che ho avuto modo di leggere in merito alla disastrosa alluvione che ha colpito il levante ligure e la Lunigiana. Lei attribuisce i morti ai cambiamenti climatici. Purtroppo non sono d’accordo con Lei.
Il responsabile di quella tragedia sono io: amministratore, cittadino italiano nonché elettore.
Sono io amministratore quando sono costretto ad ampliare le aree edificabili e quindi a cementificare il territorio che non è più in grado di assorbire l’ acqua piovana che così “scivola” altrove, per poter incassare oneri di urbanizzazione e quindi mantenere sano il bilancio del Comune. Quando non so urlare abbastanza la mia rabbia per i soldi che mancano per le piccole cose: mantenere puliti i canali, i torrenti di montagna, mettere in sicurezza gli argini, monitorare le frane ma che miracolosamente piovono dal cielo per le grandi, grandissime opere. Quando imploro l’aiuto dei volontari della Protezione civile che sostituiscono le gravi lacune delle Istituzioni pubbliche anziché pretendere con ancora maggior forza (se mai fosse possibile) i fondi necessari.
Quando i fondi me li procuro, ma con gli oneri di urbanizzazione creando così un circolo viziato senza fine.
Sono io cittadino italiano quando per pigrizia, disinformazione, troppa fiducia nei miei rappresentanti evito la partecipazione diretta, la cittadinanza attiva e lascio che presunte “scelte strategiche” quali Tav, ponte sullo stretto, rigassificatori, inceneritori sottraggano denaro alla manutenzione del territorio, delle sponde dei fiumi, alla messa in sicurezza delle scuole, alle energie alternative, tutte cose che creerebbero moltissimi posti di lavoro immediati e diffusi su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto controllabili dagli enti locali e non fagocitati dalle scatole cinesi del general contractor o peggio dalla criminalità organizzata. Quando non faccio sentire la mia voce, quando resto a casa perché macinare km in un corteo è faticoso, rischioso o peggio sconsigliato a parteciparvi dagli stessi politici (se non sono stati loro a organizzarlo e promuoverlo!) o peggio ancora perché minacciato di essere “radiato” dal mio partito di riferimento se vi partecipo.
Sono io elettore, il responsabile, quando non vigilo sull’ operato degli eletti, non li stimolo,controllo, quando dopo aver espresso il mio voto delego ad altri in toto e mi allontano per 5 anni (o quanto dura la legislatura) dalla cosa pubblica, dalla vita associativa, dal volontariato.
Quando mi lascio: abbindolare dai media e fatico a farmi una mia opinione, terrorizzare dal voto utile (per non lasciare il paese in mano alle destre dicono gli uni o alle sinistre dicono gli altri), ingannare dagli apparentamenti di coloro che parenti stretti non potranno mai esserlo.
Quando non mi accorgo che miliardi di euro vengono impegnati e promessi nei programmi elettorali per l’ acquisto di aerei da combattimento (ma l’ Italia non ripudia la guerra?) o per un inutile buco in valle di Susa mentre una dopo l’altra le regioni italiane si sgretolano sotto frane, alluvioni, terremoti (non sempre così intensi rispetto ai danni arrecati anche agli edifici pubblici che dovrebbero essere i più sicuri).
In una democrazia “imperfetta” quale la nostra, la responsabilità è sempre mia, cioè di tutti i cittadini che liberamente e senza condizionamenti dovrebbero scegliere il meglio. Secondo me i cambiamenti climatici, purtroppo, non c’entrano o c’entrano poco.
Non so se questa lettera giungerà a destinazione, sicuramente arriverà nelle mani di chi la giudicherà inopportuna, infarcita di demagogia e populismo sostenendo che il Presidente della Repubblica ha sempre ragione. Io posso solo immaginare i motivi profondi della sua dichiarazione in cui cita i cambiamenti climatici come responsabili della disastrosa ultima alluvione. In questo caso è da ringraziare, per la sua prudenza e grande senso di responsabilità.
La saluto cordialmente,"
Mauro Galliano
Sant’Ambrogio di Torino, 26 ottobre 2011

venerdì 21 ottobre 2011

Non con i miei soldi

Ugo Biggeri Presidente Banca Etica 28.9.11
Vorrei incoraggiarvi a leggere le proposte di Banca Etica "per un uso responsabile del denaro e per non essere complici inconsapevoli della crisi finanziaria". Che la crisi sia un'occasione per capire che lo scopo ultimo di una sana economia è quello di soddisfare bisogni reali e naturali e non di accumulare ricchezza, scambiando ciò che è un mezzo con un fine. Buona lettura.

LA CRISI GLOBALE
Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l'eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico.
Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia” e accettare misure di austerità e tagli alla spesa sociale, al welfare, ai diritti mentre stiamo ancora aspettando regole condivise per limitare lo strapotere della finanza. La speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione.
La politica sembra totalmente succube dei mercati finanziari. In Italia la finanza detta i tempi della manovra di bilancio e ne fissa i contenuti. La validità della manovra non si misura in termini di diminuzione della disoccupazione o di maggiore benessere per i cittadini, ma guardando con il fiato sospeso l'andamento degli indici di borsa e il giudizio dei mercati.
Quale sistema finanziario ci costringe a tali sacrifici? Oggi si scommette sui prezzi del cibo e delle materie prime mentre oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. La finanza si muove sfruttando i paradisi fiscali per aggirare ogni regola e normativa. Sempre più transazioni avvengono al di fuori delle borse valori fuori da qualunque regolamentazione e trasparenza. Le grandi banche realizzano operazioni eludendo i controlli internazionali, la maggior parte dei derivati sono scambiati al di fuori delle borse ufficiali, questi mercati paralleli sono talmente poco trasparenti che si fa fatica anche a stimare la quantità o il valore dei titoli circolanti.
E' una finanza totalmente scollegata dalla realtà.
Alcune cifre* forniscono il quadro della situazione attuale:

• Con il benestare di una politica sempre più sottomessa i mercati finanziari sono cresciuti in modo abnorme. Trent’anni fa le attività finanziarie avevano un valore all’incirca equivalente al PIL del pianeta. Nel 2007 erano quadruplicate: per ogni euro prodotto dal lavoro e dal commercio erano in circolazione quattro euro di debiti, crediti e scommesse finanziarie.
• Ancora più grave è la situazione se si considera il sistema finanziario "ombra": in esso circolano miliardi di prodotti finanziari derivati scambiati privatamente e non in mercati borsistici trasparenti. Nel 2007 l'ammontare di questi derivati trattati "over the counter" era stimato per un valore pari a 12,6 volte il PIL del mondo.
• Gli effetti di questo predominio della finanza sull'economia reale sono sotto gli occhi di tutti: dagli anni Ottanta in poi il 10% della popolazione mondiale si è arricchito in modo spropositato, mentre il restante 90% ha dovuto far fronte a redditi sempre più stagnanti e alla contrazione dei servizi pubblici, inclusi quelli essenziali.

LA SFIDA DELLA FINANZA ETICA

In una economia di mercato delle alternative esistono: nel sistema bancario e finanziario c'è chi ogni giorno si impegna nella finanza etica.
Tredici “banche etiche” di diversi Paesi si sono riunite nel network “Global Alliance for Banking on Values”. Insieme gestiscono assets che superano i 10 miliardi di dollari; nell’insieme questi 13 istituti di credito dediti alla sostenibilità servono oltre 7 milioni di clienti in più di 20 Paesi.
Una ricerca dell’associazione dei forum europei per la finanza sostenibile, Eurosif, ha evidenziato un +87% negli ultimi due anni per i patrimoni investiti nel Vecchio Continente secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale.
In Italia Banca Etica è la testimonianza che è possibile una finanza che dia credito a modelli di sviluppo umano ed imprenditoriale sostenibili. Negli primi 6 mesi del 2011, nel mezzo della bufera sui mercati finanziari, i finanziamenti erogati da Banca Etica a favore di iniziative di economia reale e solidale sono cresciuti del 9% e la raccolta diretta di risparmio è salita del 5%. Siamo in decisa controtendenza rispetto al sistema bancario. I dati ABI a giugno evidenziano un +0,9% sulla raccolta ed un +5% sugli impieghi.

La finanza etica compie scelte concrete che escludono alcuni comportamenti e ne promuovono altri:

• rifiutandosi di operare tramite i paradisi fiscali, la finanza ombra, le operazioni fuori mercato, ma facendo della trasparenza e della tracciabilità il proprio valore fondamentale;
• non nascondendosi dietro la scusa del “segreto bancario” ma pubblicando sul proprio sito internet l'elenco completo dei finanziamenti alle persone giuridiche;
• escludendo strumenti finanziari sempre più incomprensibili, dai derivati in poi, e proponendo pochi semplici strumenti di risparmio e investimento e cercando di spiegarli ai clienti nel modo più chiaro possibile;
• non cercando il profitto fine a sé stesso ma affermando che “l'interesse più alto è quello di tutti” e valutando le ricadute non economiche di ogni azione economica;
• escludendo le attività lobby non-democratiche che influenzano nell'ombra i decisori politici, ma operando alla luce del giorno per costruire e partecipare al fianco della società civile organizzata;
• rifiutando finanziamenti a hedge fund, fondi di private equity e altri attori speculativi, ma rimanendo ancorati nell'economia reale e realizzando una valutazione socio-ambientale di ogni prestito prima;
• non dando “soldi unicamente a chi ha già soldi”, ma cercando di porre attenzione ai “non-bancabili” e alle associazioni e cooperative che solitamente non hanno accesso al credito;
• escludendo i finanziamenti ai combustibili fossili, all'energia nucleare e alle attività inquinanti e scegliendo di lavorare con chi promuove l'efficienza energetica e le energie rinnovabili;
• rifiutando di accettare acriticamente il denaro, essendo l'unico istituto di credito in Italia che ha rifiutato i capitali rientrati dall'estero grazie ai vari scudi fiscali;
• non partecipando al finanziamento di grandi opere inutili e devastanti, ma cercando di fare crescere la microfinanza e puntando su progetti e idee innovative per una sostenibilità di lungo periodo;
• rifiutando di speculare su cibo e materie prime e finanziando i piccoli produttori e i contadini, in particolare nel settore dell'agricoltura biologica.
• favorendo l'investimento azionario responsabile attraverso Etica SGR e invitando i piccoli risparmiatori ad esercitare il loro ruolo di “con-proprietari” di aziende attraverso l'azionariato attivo nelle assemblee degli azionisti
Come Banca crediamo sia arrivato il tempo in cui ognuno, come cittadino, risparmiatore, lavoratore, pensionato e consumatore, debba fare la propria parte e debba prendere coscienza che l'utilizzo del proprio denaro ha conseguenze dirette sul futuro suo, dei suoi simili e dei suoi figli.
E' alla luce di queste scelte e della forza di oltre 36.000 soci, che Banca Etica ha la legittimità di ribadire con forza che accanto al modello finanziario dominante esiste un'alternativa che funziona e che interroga il mondo dell'economia sull'urgenza di un cambiamento profondo.

COSA POSSIAMO FARE?

Ogni cittadino è parte integrante del sistema economico e finanziario: lavora, percepisce un reddito, risparmia, investe, acquista titoli di stato, quote di fondi di investimento, deposita liquidità su conti di risparmio, sottoscrive polizze assicurative. Questo significa che in ultima istanza siamo tutti noi a fornire la “materia prima” che alimenta il sistema finanziario.
Di fronte a questi fenomeni di portata globale il cittadino responsabile si sente spesso impotente, semplice "spettatore" di processi apparentemente lontani dal suo quotidiano, che a prima vista non riesce ad influenzare. Eppure la finanza e la sua degenerazione stanno avendo impatti diretti sulle nostre vite in termini di piani di austerità, tagli ai servizi pubblici e al welfare, peggioramento dei diritti, della pensione o delle condizioni di lavoro.
La gran parte delle risorse che finiscono nel grande casinò finanziario provengono dagli strumenti finanziari sottoscritti dall'insieme dei cittadini. In altre parole se ci sentiamo vittime di un sistema finanziario che gira sopra le nostre teste, troppo spesso non ci rendiamo conto che, oltre ad essere vittime siamo anche complici involontari di questo stato di cose.

Così come è successo con il commercio equo che ha spinto milioni di donne e uomini a interrogarsi su come vengono prodotti i beni di consumo che acquistano e a pretendere dalle industrie una maggiore responsabilità sociale di impresa, anche il cambianto nella finanza dovrà necessariamente partire anche da una spinta dal basso, dalla collettività dei risparmiatori, anche piccoli.
Quando affidiamo i nostri risparmi a un intermediario finanziario dobbiamo iniziare a chiederci se siamo disposti a fidarci di qualcuno che intenda usarlo per un traffico di mine antiuomo, per quanto remunerativo, o a chi volesse giocarselo al casinò della speculazione.

Siamo tutti contenti di avere qualche decina di euro in più sul conto corrente a fine anno, ma se questo avviene grazie a una speculazione che porta all'aumento dei prezzi della benzina, del pane, dei prodotti alimentari di base? Se questa speculazione è il principale motore della crisi che stiamo vivendo? E' necessario iniziare a considerare la finanza come un bene comune, dove l'interesse del singolo deve fermarsi di fronte a quello della società nel suo insieme.
Un discorso analogo riguarda, oltre i conti correnti bancari, l'insieme degli strumenti finanziari sottoscritti da milioni di italiani. Fondi di investimento, fondi pensione, assicurazioni e via discorrendo. Cosa si nasconde nel portafogli di questi investitori? Quanto sono presenti prodotti come gli ETF o gli ETC usati per speculare su cibo e materie prime? Nel portafogli del mio fondo sono presenti prodotti derivati o strutturati ad alto rischio?

Quando sottoscriviamo in banca un fondo pensione o di investimento o anche un semplice conto corrente abbiamo il diritto e – secondo Banca Etica anche il dovere – di chiedere al gestore:

• come sono impiegati i miei risparmi?
• che cosa fa la mia banca con i miei soldi?
• quanto partecipa al grande circo della speculazione?
• ha delle filiali in qualche paradiso fiscale?
• che parte dei suoi profitti proviene dalla tradizionale attività creditizia che sostiene l’economia reale e la creazione di posti di lavoro, e quanta invece dal giocare con prodotti derivati e strutturati e dal sistema bancario ombra?
Se saremo sempre di più a porre queste domande alle banche e agli intermediari, le risposte dovranno arrivare, e l’opacità del sistema finanziario dovrà lasciare spazio a una maggiore trasparenza.

*i dati sono tratti dal libro di Luciano Gallino, “Finanzcapitalismo”, Einaudi

http://www.bancaetica.com/Content.ep3?ID=787840

lunedì 26 settembre 2011

Al Pungiglione è ancora stagione di buoni frutti

Alla fattoria del Pungiglione è sempre stagione di buoni frutti. C'è terra buona e c'è un buon fertilizzante: la solidarietà.
Informazioni:
0187 80022
info@ilpungiglione.org
http://www.ilpungiglione.org/fattoria/home.php
Scarica la locandina in pdf

martedì 20 settembre 2011

Massa, Tutta un'altra città 2011

Villa Rinchiostra tuttaunaltracittà 2010
La seconda edizione della manifestazione “Tutta un'altra città in festa” si svolgerà il prossimo 24/25 Settembre a Massa presso la Villa della Rinchiostra. Fiera multi tematica promossa ed organizzata da una rete di associazioni e gruppi informali con tutte le realtà che trattano di altreconomia, stili di vita sostenibili, ambiente, legalità, partecipazione. Occasione di riflessione, luogo ideale per il confronto e la conoscenza di realtà alternative e praticabili, invito alla gestione responsabile dei beni comuni. La manifestazione sarà strutturata in un'area espositiva e in un calendario di appuntamenti culturali, approfondimenti, workshop, laboratori, momenti di animazione e spettacolo che metteranno al centro le tematiche e “le buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica ed ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali e interculturali, dal sistema economico all'amministrazione della cosa pubblica. All'interno di una cornice di festa sarà così possibile informarsi, sperimentare, acquistare, barattare e divertirsi.

Sabato pomeriggio, tavola rotonda:
“Dalla crisi globale alla rinascita locale”
con la partecipazione di
Andrea Baranes (Fondazione Culturale Responsabilità Etica)
Alessandro Volpi (Docente di Storia contemporanea, Geografia politica ed economia presso l’Università di Pisa e Assessore al Bilancio del Comune di Massa)
Massimo Ronchieri promotore di Banca Etica
Fulvia Mantovani del Pastificio Iris.


E' un'altra buona idea per il prossimo weekend.
http://www.zoes.it/it/content/evento/tutta-unaltra-citt-24-25-settembre-massa
http://www.comune.massa.ms.it/pagina/tutta-unaltra-citt%C3%A0-festa

sabato 17 settembre 2011

Lo spot corretto del caffè



«Ci dispiace George, ma si sente così un produttore che viene sfruttato dall'industria del caffè».
Spopola il geniale spot di Solidar Suisse su Nespresso, «ditta che produce uno dei caffé più costosi al mondo ma che non agisce secondo i principi del commercio equo», spiega la voce narrante. Segue un appello: «George, tu puoi fare qualcosa» per rendere più eque le condizioni dei lavoratori. La ong Solidar Suisse sul proprio sito (http://www.solidar.ch/) inoltre invita ad inviare un messaggio diretto proprio all’attore per sensibilizzarlo sulla questione.

Questa la risposta di Nespresso:
“Comprendiamo le preoccupazioni sottostanti la campagna relativa al trattamento equo e alle condizioni di sicurezza sul lavoro per i coltivatori di caffè, prendiamo totalmente le distanze dal modo in cui Solidar Svizzera tenta di ottenerle e contestiamo le sue dichiarazioni. Da anni ci stiamo impegnando per reperire responsabilmente il nostro caffè e abbiamo intenzione di difendere l’integrità e la reputazione di Nespresso.
Possiamo assicurare che Nespresso versa ai coltivatori importi dal 30% al 40% superiori al prezzo standard del caffè sul mercato di New York. Un importo notevolmente maggiore rispetto al prezzo minimo Fair Trade. Jimena Nino, Direttore di ACDI VOCA, una ONG che promuove la crescita economica e una qualità di vita migliore nei Paesi a basso reddito, vorrebbe condividere il suo punto di vista sul contributo di Nespresso attraverso il programma Nespresso "AAA Sustainable Quality" in Colombia.

La replica di Solidar:
Nespresso dice che paga il suo caffè di qualità premium, dal 30 al 40% sopra i prezzi ordinari.
Ciò è vero. Questo tuttavia non ha nulla a che fare con il commercio equo. Inoltre, secondo le dichiarazioni di Nespresso solo il 1-2% della raccolta mondiale di caffè soddisfano i criteri di qualità di Nespresso. Queste esigenze molto strette, che inducono costi di produzione più elevati per i contadini, fanno aumentare il prezzo del caffè. In definitiva i coltivatori non ricavano alcun reddito più elevato dalla “generosità” di Nespresso.
Nespresso dice che la sua etichetta AAA Sustainable Quality Program ecologica offrirebbe le stesse garanzie del commercio equo. Il programma AAA Sustainable Quality Program è un'etichetta di Nespresso. Ciò significa che i contenuti del programma AAA non siano divulgati e non è controllata da un soggetto indipendente. Si tratta di una strategia comune di aziende che vogliono dotarsi di una immagine equa ma rifuggendo la trasparenza.
Nespresso dice che lavora a stretto contatto con la Rainforest Alliance (RA). RA nel settore gode di una reputazione controversa. L'etichetta ha alcuni aspetti molto positivi - soprattutto in campo ambientale. Ma non è un'etichetta per il commercio equo e solidale. La stessa Rainforest Alliance lo riconosce.
Il 70 per cento del raccolto di caffè al mondo è prodotto da piccoli agricoltori. Circa 1 milione di agricoltori sono coinvolti nel sistema Fairtrade.
Il caffè certificato da RA proviene principalmente da grandi piantagioni. Le peggiori forme di sfruttamento vi sono diffuse - questo estratto da una trasmissione ARD lo chiarisce.
Nespresso si vanta di usare solo i migliori caffè per le sue capsule. Chiediamo a Nespresso: usate anche la miglior etichetta , e non un’etichetta “light” e poco trasparente.

Venerdì scorso c'è stato infine un incontro Nespresso-Solidar. Qui potete leggere il ragguaglio finale di Nespresso che ribadisce le proprie posizioni, ribadisce che non ha mai inteso restringere la diffusione del film, invita Solidar a una verifica nelle piantagioni in Colombia e si dice disposta a far verificare la propria sostenibilità da terze parti.
Questo infine il resoconto di Solidar Suisse circa lo stesso incontro:
Caro lettore, caro lettore,
Una forte pressione dell'opinione pubblica ha aperto un dialogo con Nespresso. Ecco i risultati del nostro primo incontro:
1 - Nespresso giudica la sua etichetta sufficiente. Ogni etichetta ha punti di forza e di debolezza e sarebbe difficile sostenere che un’etichetta sia migliore di un'altra. Solidar Suisse contesta questo punto di vista.
2 - Nespresso è disponibile a che un organismo indipendente esamini questa questione (qual è la miglior etichetta?).
Questa è una vittoria di tappa. Nei prossimi mesi,Solidar Suisse manterrà la pressione, adottando un atteggiamento critico e aperto al dialogo. Obiettivo: un caffè senza sfruttamento.
La prossima fase della nostra campagna è George Clooney. 33.832 e-mail gli sono state inviate - tra cui circa 10.000 con un messaggio personale. Gli trasmetteremo prossimamente i vostri appelli.
Prevediamo una azione molto originale con i cinque migliori messaggi! Aiutaci a scegliere i messaggi più originali, toccanti e divertenti! Visita: http://www.solidar.ch/fr/
Grazie di cuore per la vostra partecipazione! Christian, Alessandro e il team di Solidar

La campagna di Solidar Suisse, iniziata con uno spot-parodia costato solo 15000 franchi svizzeri, ha avuto un successo formidabile. Il successo è anche politico, avendo indotto il gigante del caffé a rispondere domenica a migliaia di utenti Twitter che avevano retwittato lo spot ed infine a sedersi ad un tavolo di confronto con il vero fairtrade. Davvero bravi questi svizzeri.
Fairtrade coffee, what else?