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martedì 7 aprile 2015
Il documento del Commercio Equo e Solidale italiano su Expo 2015
“Feeding the planet, energy for life”: un contributo del movimento italiano del Commercio Equo e solidale
Introduzione
La World Fair Trade Week – Settimana Mondiale del Commercio Equo e Solidale – è il più importante evento internazionale del settore. La prossima edizione di questo evento biennale si tiene a Milano dal 22 al 31 maggio 2015: per dieci giorni la città sarà la “Capitale mondiale del Commercio Equo e Solidale”.
La World Fair Trade Week e i suoi contenuti, sviluppati in 50 anni di esperienza in tutto il mondo dal movimento del Commercio Equo e Solidale (o Fair Trade), saranno rilevanti nel dibattito globale sulla produzione e la distribuzione del cibo, che rischia però di non tenere in considerazione il punto di vista dei piccoli produttori e dell’economia solidale.
La scelta della città -Milano- e del periodo -il primo mese di Expo2015- è scaturita per dare maggiore visibilità a questo momento di incontro e al movimento del Commercio Equo e Solidale in generale. La presenza di tante persone da tutto il mondo contribuirà a far conoscere un movimento che da decenni concretizza nelle sue azioni l’utopia di un modo più giusto, in cui tutti hanno diritto non solo al cibo, ma a una vita dignitosa.
Il tema di Expo2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, è dunque parte di questa nostra vocazione, e lavorando sul campo abbiamo acquisito esperienze e competenze che riteniamo utili per affrontare un tema così complesso.
Sappiamo che le principali cause della fame che tuttora coinvolge quasi un abitante su 7 del pianeta ci sono povertà, sfruttamento ed esclusione sociale, tutti fattori che non sono frutto del destino, ma che sono spesso conseguenze di precise scelte politiche ed economiche. Riteniamo che questa constatazione sia il punto di partenza necessario per elaborare qualunque strategia efficace sul tema che caratterizza Expo, e che dovrebbe affrontare.
Al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro lavoro quotidiano c’è, in particolare, la crisi di lungo periodo delle economie contadine, che attraversa ormai gran parte del pianeta ed è frutto dall’assommarsi storico di eredità coloniali, modelli di agro-esportazione speculativa, politiche nazionali cieche e clamorosi squilibri commerciali internazionali ingenerati dalle politiche neoliberiste di WTO, FMI e Banca Mondiale.
Come conseguenza di tali processi, contadini e artigiani vivono oggi una crisi di proporzioni epocale a ogni latitudine. Una crisi cui concorrono molteplici fattori: la concorrenza sleale delle multinazionali nei confronti dei piccoli produttori locali, lo sfruttamento della mano d’opera nativa per opera di latifondisti e intermediari senza scrupoli, l’imposizione di prezzi d’acquisto sottocosto, l’accaparramento delle terre da parte di grandi corporations e fondi sovrani, la diffusione di bio-carburanti, la zootecnia intensiva, i cambiamenti climatici, l’inaridimento dei suoli, il depauperamento delle falde acquifere.
1. Il Potere come problema centrale
Il Commercio Equo e Solidale affronta da sempre queste difficili tematiche cercando innanzitutto di stabilire relazioni basate sulla cooperazione tra pari. Quindi relazioni in cui non ci sono rapporti di potere sbilanciati, ma in cui ciascuno è chiamato a dare il suo contributo con pari dignità, in un esercizio di democrazia reale, spesso faticoso, ma indispensabile.
Crediamo che questa sia la chiave anche per affrontare il tema dell’accesso al cibo e all’energia per tutti, come condizioni per una vita dignitosa.
Oggi la distribuzione ineguale del potere a livello globale si manifesta nei rapporti di forza tra i pochi grandi compratori dei paesi ricchi e i molti piccoli produttori dei paesi poveri, che non hanno di fatto nessuna possibilità di esigere prezzi adeguati a remunerare il loro lavoro.
Il movimento del Commercio Equo e Solidale ha analizzato come questa disparità di potere influenzi la catena del valore delle merci, e degli alimenti in particolare, evidenziando come solo una piccola frazione di esso rimane ai produttori. Questa ingiusta distribuzione della ricchezza prodotta è la causa principale della miseria e della fame di milioni di agricoltori nel mondo.
La miseria, e la fame che ne consegue, sono frutto innanzi tutto di questi rapporti di forza sbilanciati e non potranno essere superate con nuove tecnologie o innovazioni nella produzione agricola (e/o energetica), ma solo se le scelte globali saranno decise in un quadro di maggiore partecipazione democratica alle decisioni e di reale cooperazione nella loro attuazione.
Siamo convinti che sia necessario recuperare spazi di autodeterminazione e “sovranità alimentare” come precondizione per invertire la rotta fin qui seguita e davvero “nutrire il pianeta” con giustizia, equità e lungimiranza. Riguadagnare spazi di autodeterminazione e sovranità alimentare vuol dire limitare le smisurate libertà di movimento di cui oggigiorno fruisce il capitale transnazionale; vuol dire porre limiti stringenti alla possibilità di speculazione finanziaria sulle derrate agricole, così come alle possibilità di monopolio dei mercati da parte dell’industria agro-chimica o della grande distribuzione organizzata; vuol dire introdurre su scala internazionale clausole di responsabilità sociale d’impresa e regole di commercio internazionale improntate a maggiore equità e trasparenza; vuol dire rivedere le normative internazionali in materia di brevetti, che nell’attualità consentono ai giganti del settore di appropriarsi della biodiversità del pianeta, espropriando i contadini del diritto di sfruttare liberamente il patrimonio botanico da cui traggono da vivere.
Alcune indicazioni
Da questa considerazione generale discendono le indicazioni su alcuni temi particolari che sono particolarmente rilevanti nel quadro delle tematiche affrontate da Expo.
1. MODIFICARE LE POLITICHE DI SOSTEGNO ALL’AGRICOLTURA
La manifestazione più vistosa di come rapporti di potere sbilanciati influenzano negativamente le condizioni di vita dei piccoli produttori di molti Paesi la abbiamo osservando le conseguenze dell’imposizione di politiche di liberalizzazione dei mercati nei Paesi poveri, a fronte di politiche di sussidio e sostegno alle grandi produzioni agricole industriali. L’esperienza del Commercio Equo e Solidale ha incrociato spesso le conseguenze di queste politiche di “doppio standard”.
Esempi eclatanti sono i sussidi alle grandi produzioni di cotone negli USA, gli aiuti alla produzione di cerali e più in generale i sussidi all’agricoltura nell’Unione Europea…
A fronte di questi aiuti dispensati in modo da favorire quasi esclusivamente le grandi produzioni agricolo-industriali, stanno le richieste di eliminazione delle misure di protezione dei produttori locali, richieste da FMI e Banca Mondiale nei loro piani di “salvataggio”. L’effetto di queste asimmetrie è la distruzione di capacità produttive locali e di sovranità alimentare che produce povertà e dipendenza dalle forniture alimentari di provenienza industriale.
Una riduzione della fame nel mondo che avvenga non per via assistenziale o occasionale, ma tramite processi che ne eliminino le cause e creino condizioni di vita dignitosa, richiede interventi precisi sulle politiche di sostegno alla produzione agricola ed all’esportazione praticati in occidente, e riequilibrio nei processi di liberalizzazione che devono vedere concreti vantaggi anche per i produttori del Sud del mondo.
2. DIRITTI SOCIALI E BENI COLLETTIVI
Un altro aspetto fondamentale è la garanzia del diritto di tutti ad accedere ai beni indispensabili per una vita dignitosa. In questo quadro rientrano i diritti all’istruzione alla salute, ma anche il diritto di gestire democraticamente beni collettivi, spesso aggrediti da logiche di mercato che ne vorrebbero la privatizzazione.
L’esempio più eclatante è quello dell’acqua, la cui privatizzazione metterebbe nelle mani di pochi soggetti il diritto di accesso al bene più essenziale per la vita umana. Ma riguarda anche la privatizzazione delle terre, che sottrae risorse agricole alle comunità e le priva di un essenziale potere di partecipazione collettiva alla gestione di questa risorsa.
La pratica di acquistare grandi estensioni di terreno da parte di società multinazionali o addirittura di Paesi stranieri produce danni non solo sul piano economico, mettendo in difficoltà i piccoli produttori agricoli e limitando la sovranità alimentare dei paesi he la subiscono, ma incide anche sul livello di democrazia reale in tali Paesi, creando “enclave” in cui le regole condivise dalle comunità non sono applicabili.
3. SALARI E PREZZI EQUI
Un reale riequilibrio dei rapporti di potere deve riflettersi in remunerazioni e salari dignitosi per i produttori e i lavoratori dei Paesi poveri.
I contadini che producono cibo devono, da una parte, affrontare costi fissi e spesso crescenti, dall’altra non hanno alcuna certezza del valore del proprio prodotto sul mercato al momento di venderlo; il Fair Trade dimostra che applicare prezzi minimi fissi ai prodotti agricoli va d’accordo col commercio e con la produzione di qualità e offre i produttori delle certezze che migliorano fortemente la qualità della loro vita.
Peraltro, questa scelta non è patrimonio solo del Commercio Equo e Solidale: essa fu infatti proposta dall’ONU (in particolare dell’Unctad) già dal decennio del 1960, e per un certo periodo praticata da alcuni organi di regolazione del commercio di alcuni prodotti come una strategia efficace per combattere la povertà e la fame e dovrebbe essere rimessa al centro della pratica del commercio internazionale.
A questa scelta è connessa la possibilità di pagare realmente e di migliorare i salari minimi ai lavoratori, le cui retribuzioni troppo basse sono causa di povertà diffusa.
Conclusione
Siamo convinti che qualsiasi soluzione al problema riguardante il “Nutrire il Pianeta” sia sempre, in prima istanza, una soluzione di ordine politico, e solo in seconda battuta un cambiamento legato a innovazioni tecnologiche (nuove sementi, nuovi concimi, nuovi macchinari) o a sostegni umanitari (nuovi aiuti).
Tecnologie migliorate e aiuti maggiorati possono giovare alla lotta contro la fame a condizione che non erodano ulteriore terreno ai già risicati spazi di protagonismo politico e sovranità alimentare delle comunità locali e nazionali. Tecnologie migliorate e aiuti maggiorati possono giovare alla nutrizione globale se non diventano dei diversivi, che impediscono di discernere che la riduzione della miseria è impossibile senza un patto politico “anti-carestia”, incardinato sul principio morale per cui il diritto all’alimentazione costituisce il primo e il più irrinunciabile dei diritti umani, a cui nessun governante, per nessuna ragione e in nessun momento può venire meno.
Per nutrire il pianeta abbiamo bisogno di un rinascimento contadino globale e quindi abbiamo bisogno di garantire ai produttori primari accesso alla terra, accesso al credito, accesso alla salute, accesso all’assistenza tecnica.
Rinascimento contadino vuol dire valorizzazione dei modelli di autogoverno locale delle risorse comuni -pascoli, foreste, sistemi irrigui-; vuol dire tutela dei diritti d’uso comunitari, vuol dire difesa del diritto degli agricoltori a scambiarsi e riprodurre liberamente le sementi; vuol dire riscoperta dei saperi nativi e delle strategie adattive più efficaci durante le crisi ambientali; vuol dire preservazione delle risorse rinnovabili, della biodiversità, dell’acqua.
Solo a partire da tali presupposti possiamo immaginare una nuova stagione di benessere umano generalizzato.
AGICES – EquoGarantito raggruppa 84 realtà equosolidali, Organizzazioni distribuite su tutto il territorio, che fatturano nel complessooltre 83milioni di euro e sono animate da quasi 30mila soci. Oltre mille sono i lavoratori impiegati nel Fair Trade in Italia, quasi 5mila sono i volontari e 253 punti vendita sul territorio. www.equogarantito.org
WFTO – Europe – Brussels
Altra Qualità – Ferrara www.altraq.it
CTM Altromercato – Bolzano-Verona www.altromercato.it
Equomercato – Cantù www.equomercato.it
Libero Mondo – Bra www.liberomondo.it
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venerdì 6 settembre 2013
Il confronto non s'ha da fare
Al Sig. Sindaco del Comune di
Pontremoli
Prof.ssa Lucia Baracchini
Oggetto: Convegno sulla
centrale
Termoelettrica a biomasse di
Novoleto.
L’Amministrazione comunale nel consiglio del 30.08 u.s. ha annunciato che avrebbe a breve organizzato un convegno
(16.09.2013) con esperti per esaminare
tutti gli aspetti relativi alla realizzazione della centrale di cui in oggetto.
(peraltro era una richiesta
contenuta nella mia interrogazione che però prevedeva la individuazione degli
esperti congiuntamente con i gruppi di minoranza)
In data lunedì 2 settembre
u.s. , Le ho rappresentato in via telefonica l’ istanza sottopostami dai
rappresentanti del Comitato “Centrale termoelettrica a biomasse NO GRAZIE” di
Pontremoli, ( che aveva già programmato l’organizzazione di un convegno al
riguardo) di farne uno solo e quindi co-gestire in "par condicio” l’evento
mettendo a confronto allo stesso tavolo esperti individuati sia dall’Amministrazione
Comunale che dal citato Comitato.
La S.V. si è dichiarata
subito disponibile al riguardo e mi ha gentilmente invitato a prendere contatti
con Lega Ambiente Toscana, associazione
convenzionata a livello nazionale con la soc. Renovo Bioenergy per la
promozione e realizzazione di centrali a bio masse, individuata dall’Amministrazione per organizzare il convegno.
In data mercoledì 4 settembre
ho contattato il Presidente di Lega Ambiente Toscana Luigi Ringozzi che però
non ha dato la disponibilità a quanto richiesto, comunicandomi che Lega Ambiente avrebbe organizzato il convegno
al quale avrebbe potuto partecipare anche il Comitato e che quindi in quella sede tutti
avrebbero avuto il diritto di parola e potuto esprimere le loro valutazioni.
Come è evidente, è una
diversa modalità di organizzare
l’evento, opinabile, ma perfettamente legittima, ma che a mio avviso, non
cogliendo tra l’altro lo spirito di apertura e di collaborazione offerto dal Comitato, non favorisce l’obiettivo di dare una completa e ottimale informazione agli
amministratori e ai cittadini, che invece un confronto diretto tra gli esperti, e quindi non a distanza, avrebbe sicuramente
consentito.
Con rammarico devo registrare
un’altra occasione perduta per agevolare un sereno e oggettivo confronto e per
dare una completa informazione che non sia solo di parte; il Comitato mi ha quindi comunicato che organizzerà autonomamente il convegno già programmato, al
quale ovviamente potranno partecipare L’Amministazione Comunale, Lega Ambiente
Toscana e la Soc Renovo Bioenergy.
Tanto Le dovevo.
Pontremoli 7 settembre
2013 F.to Il Consigliere Comunale
Rolando
Scatena
venerdì 28 ottobre 2011
Lettera al Presidente
Tratta da Altreconomia, pubblichiamo integralmente una lettera-confessione di un amministratore sulle origini vere di tante tragedie ambientali, come quella che ha devastato una parte della nostra terra di Lunigiana. Perché questi sono i giorni delle maniche rimboccate sui danni ma verranno i giorni di una rimboccata coscienza sostenibile. Seminiamo sostenibilità su terreni ancora assai duri purtroppo, ma coltiviamo insieme questa speranza.
Mauro Galliano è assessore nel Comune di Sant’Ambrogio di Torino (in valle di Susa). Un piccolo Comune di 8,59 km2, con 4.843 abitanti. Il 26 ottobre ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per rispondere ad alcune affermazioni del Capo dello Stato in merito all'alluvione che ha colpito lo spezzino e la Lunigiana, causando morte e distruzione. La riportiamo integralmente.
"Egregio signor presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
sono un amministratore comunale di un piccolo paese all'imbocco della Valle di Susa in Piemonte e le scrivo in merito alle sue dichiarazioni che ho avuto modo di leggere in merito alla disastrosa alluvione che ha colpito il levante ligure e la Lunigiana. Lei attribuisce i morti ai cambiamenti climatici. Purtroppo non sono d’accordo con Lei.
Il responsabile di quella tragedia sono io: amministratore, cittadino italiano nonché elettore.
Sono io amministratore quando sono costretto ad ampliare le aree edificabili e quindi a cementificare il territorio che non è più in grado di assorbire l’ acqua piovana che così “scivola” altrove, per poter incassare oneri di urbanizzazione e quindi mantenere sano il bilancio del Comune. Quando non so urlare abbastanza la mia rabbia per i soldi che mancano per le piccole cose: mantenere puliti i canali, i torrenti di montagna, mettere in sicurezza gli argini, monitorare le frane ma che miracolosamente piovono dal cielo per le grandi, grandissime opere. Quando imploro l’aiuto dei volontari della Protezione civile che sostituiscono le gravi lacune delle Istituzioni pubbliche anziché pretendere con ancora maggior forza (se mai fosse possibile) i fondi necessari.
Quando i fondi me li procuro, ma con gli oneri di urbanizzazione creando così un circolo viziato senza fine.
Sono io cittadino italiano quando per pigrizia, disinformazione, troppa fiducia nei miei rappresentanti evito la partecipazione diretta, la cittadinanza attiva e lascio che presunte “scelte strategiche” quali Tav, ponte sullo stretto, rigassificatori, inceneritori sottraggano denaro alla manutenzione del territorio, delle sponde dei fiumi, alla messa in sicurezza delle scuole, alle energie alternative, tutte cose che creerebbero moltissimi posti di lavoro immediati e diffusi su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto controllabili dagli enti locali e non fagocitati dalle scatole cinesi del general contractor o peggio dalla criminalità organizzata. Quando non faccio sentire la mia voce, quando resto a casa perché macinare km in un corteo è faticoso, rischioso o peggio sconsigliato a parteciparvi dagli stessi politici (se non sono stati loro a organizzarlo e promuoverlo!) o peggio ancora perché minacciato di essere “radiato” dal mio partito di riferimento se vi partecipo.
Sono io elettore, il responsabile, quando non vigilo sull’ operato degli eletti, non li stimolo,controllo, quando dopo aver espresso il mio voto delego ad altri in toto e mi allontano per 5 anni (o quanto dura la legislatura) dalla cosa pubblica, dalla vita associativa, dal volontariato.
Quando mi lascio: abbindolare dai media e fatico a farmi una mia opinione, terrorizzare dal voto utile (per non lasciare il paese in mano alle destre dicono gli uni o alle sinistre dicono gli altri), ingannare dagli apparentamenti di coloro che parenti stretti non potranno mai esserlo.
Quando non mi accorgo che miliardi di euro vengono impegnati e promessi nei programmi elettorali per l’ acquisto di aerei da combattimento (ma l’ Italia non ripudia la guerra?) o per un inutile buco in valle di Susa mentre una dopo l’altra le regioni italiane si sgretolano sotto frane, alluvioni, terremoti (non sempre così intensi rispetto ai danni arrecati anche agli edifici pubblici che dovrebbero essere i più sicuri).
In una democrazia “imperfetta” quale la nostra, la responsabilità è sempre mia, cioè di tutti i cittadini che liberamente e senza condizionamenti dovrebbero scegliere il meglio. Secondo me i cambiamenti climatici, purtroppo, non c’entrano o c’entrano poco.
Non so se questa lettera giungerà a destinazione, sicuramente arriverà nelle mani di chi la giudicherà inopportuna, infarcita di demagogia e populismo sostenendo che il Presidente della Repubblica ha sempre ragione. Io posso solo immaginare i motivi profondi della sua dichiarazione in cui cita i cambiamenti climatici come responsabili della disastrosa ultima alluvione. In questo caso è da ringraziare, per la sua prudenza e grande senso di responsabilità.
La saluto cordialmente,"
Mauro Galliano
Sant’Ambrogio di Torino, 26 ottobre 2011
Mauro Galliano è assessore nel Comune di Sant’Ambrogio di Torino (in valle di Susa). Un piccolo Comune di 8,59 km2, con 4.843 abitanti. Il 26 ottobre ha indirizzato una lettera aperta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per rispondere ad alcune affermazioni del Capo dello Stato in merito all'alluvione che ha colpito lo spezzino e la Lunigiana, causando morte e distruzione. La riportiamo integralmente.
"Egregio signor presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
sono un amministratore comunale di un piccolo paese all'imbocco della Valle di Susa in Piemonte e le scrivo in merito alle sue dichiarazioni che ho avuto modo di leggere in merito alla disastrosa alluvione che ha colpito il levante ligure e la Lunigiana. Lei attribuisce i morti ai cambiamenti climatici. Purtroppo non sono d’accordo con Lei.
Il responsabile di quella tragedia sono io: amministratore, cittadino italiano nonché elettore.
Sono io amministratore quando sono costretto ad ampliare le aree edificabili e quindi a cementificare il territorio che non è più in grado di assorbire l’ acqua piovana che così “scivola” altrove, per poter incassare oneri di urbanizzazione e quindi mantenere sano il bilancio del Comune. Quando non so urlare abbastanza la mia rabbia per i soldi che mancano per le piccole cose: mantenere puliti i canali, i torrenti di montagna, mettere in sicurezza gli argini, monitorare le frane ma che miracolosamente piovono dal cielo per le grandi, grandissime opere. Quando imploro l’aiuto dei volontari della Protezione civile che sostituiscono le gravi lacune delle Istituzioni pubbliche anziché pretendere con ancora maggior forza (se mai fosse possibile) i fondi necessari.
Quando i fondi me li procuro, ma con gli oneri di urbanizzazione creando così un circolo viziato senza fine.
Sono io cittadino italiano quando per pigrizia, disinformazione, troppa fiducia nei miei rappresentanti evito la partecipazione diretta, la cittadinanza attiva e lascio che presunte “scelte strategiche” quali Tav, ponte sullo stretto, rigassificatori, inceneritori sottraggano denaro alla manutenzione del territorio, delle sponde dei fiumi, alla messa in sicurezza delle scuole, alle energie alternative, tutte cose che creerebbero moltissimi posti di lavoro immediati e diffusi su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto controllabili dagli enti locali e non fagocitati dalle scatole cinesi del general contractor o peggio dalla criminalità organizzata. Quando non faccio sentire la mia voce, quando resto a casa perché macinare km in un corteo è faticoso, rischioso o peggio sconsigliato a parteciparvi dagli stessi politici (se non sono stati loro a organizzarlo e promuoverlo!) o peggio ancora perché minacciato di essere “radiato” dal mio partito di riferimento se vi partecipo.
Sono io elettore, il responsabile, quando non vigilo sull’ operato degli eletti, non li stimolo,controllo, quando dopo aver espresso il mio voto delego ad altri in toto e mi allontano per 5 anni (o quanto dura la legislatura) dalla cosa pubblica, dalla vita associativa, dal volontariato.
Quando mi lascio: abbindolare dai media e fatico a farmi una mia opinione, terrorizzare dal voto utile (per non lasciare il paese in mano alle destre dicono gli uni o alle sinistre dicono gli altri), ingannare dagli apparentamenti di coloro che parenti stretti non potranno mai esserlo.
Quando non mi accorgo che miliardi di euro vengono impegnati e promessi nei programmi elettorali per l’ acquisto di aerei da combattimento (ma l’ Italia non ripudia la guerra?) o per un inutile buco in valle di Susa mentre una dopo l’altra le regioni italiane si sgretolano sotto frane, alluvioni, terremoti (non sempre così intensi rispetto ai danni arrecati anche agli edifici pubblici che dovrebbero essere i più sicuri).
In una democrazia “imperfetta” quale la nostra, la responsabilità è sempre mia, cioè di tutti i cittadini che liberamente e senza condizionamenti dovrebbero scegliere il meglio. Secondo me i cambiamenti climatici, purtroppo, non c’entrano o c’entrano poco.
Non so se questa lettera giungerà a destinazione, sicuramente arriverà nelle mani di chi la giudicherà inopportuna, infarcita di demagogia e populismo sostenendo che il Presidente della Repubblica ha sempre ragione. Io posso solo immaginare i motivi profondi della sua dichiarazione in cui cita i cambiamenti climatici come responsabili della disastrosa ultima alluvione. In questo caso è da ringraziare, per la sua prudenza e grande senso di responsabilità.
La saluto cordialmente,"
Mauro Galliano
Sant’Ambrogio di Torino, 26 ottobre 2011
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consumo critico,
sostenibilità
martedì 20 settembre 2011
Massa, Tutta un'altra città 2011
La seconda edizione della manifestazione “Tutta un'altra città in festa” si svolgerà il prossimo 24/25 Settembre a Massa presso la Villa della Rinchiostra. Fiera multi tematica promossa ed organizzata da una rete di associazioni e gruppi informali con tutte le realtà che trattano di altreconomia, stili di vita sostenibili, ambiente, legalità, partecipazione. Occasione di riflessione, luogo ideale per il confronto e la conoscenza di realtà alternative e praticabili, invito alla gestione responsabile dei beni comuni. La manifestazione sarà strutturata in un'area espositiva e in un calendario di appuntamenti culturali, approfondimenti, workshop, laboratori, momenti di animazione e spettacolo che metteranno al centro le tematiche e “le buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica ed ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali e interculturali, dal sistema economico all'amministrazione della cosa pubblica. All'interno di una cornice di festa sarà così possibile informarsi, sperimentare, acquistare, barattare e divertirsi.
Andrea Baranes (Fondazione Culturale Responsabilità Etica)
Alessandro Volpi (Docente di Storia contemporanea, Geografia politica ed economia presso l’Università di Pisa e Assessore al Bilancio del Comune di Massa)
Massimo Ronchieri promotore di Banca Etica
Fulvia Mantovani del Pastificio Iris.
E' un'altra buona idea per il prossimo weekend.
http://www.zoes.it/it/content/evento/tutta-unaltra-citt-24-25-settembre-massa
http://www.comune.massa.ms.it/pagina/tutta-unaltra-citt%C3%A0-festa
Sabato pomeriggio, tavola rotonda:
“Dalla crisi globale alla rinascita locale”
con la partecipazione diAndrea Baranes (Fondazione Culturale Responsabilità Etica)
Alessandro Volpi (Docente di Storia contemporanea, Geografia politica ed economia presso l’Università di Pisa e Assessore al Bilancio del Comune di Massa)
Massimo Ronchieri promotore di Banca Etica
Fulvia Mantovani del Pastificio Iris.
E' un'altra buona idea per il prossimo weekend.
http://www.zoes.it/it/content/evento/tutta-unaltra-citt-24-25-settembre-massa
http://www.comune.massa.ms.it/pagina/tutta-unaltra-citt%C3%A0-festa
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