venerdì 2 marzo 2012

Il contesto del kebab


L'assemblea pubblica in Comune a metà gennaio era stata un buon segnale, un progetto confermato in una più recente mail: "Il Comune di Pontremoli – Assessorato Attività Produttive - nell’ambito dell’Osservatorio del Commercio, vuole rilanciare la città attraverso la riqualificazione del settore commerciale e dei pubblici esercizi (bar, ristoranti, ecc.). Il metodo scelto è quello del processo partecipativo, cioè ascoltare i problemi dei cittadini, dei commercianti e degli stakeholders, per poi dare a tutti la possibilità di progettare gli interventi al fine di individuare soluzioni efficaci in risposta ai bisogni di chi abita e anima la città. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione collegandosi al sito:www.pontremoli2020.it". Partecipazione, consultazione, condivisione, esercizio di democrazia insomma.
Una repentina delibera di giunta del 27 febbraio ci ha riportati con i piedi per terra. Accantonata la partecipazione, rinviata la consultazione, l'ordinanza stabilisce che in centro non c'è posto per botteghe di "kebab o simili". Dal metodo partecipativo si passa al metodo coercitivo.
Poiché per valorizzare il centro storico occorre - recita l'ordinanza - "contestualizzarne le attività e l’attività commerciale con particolare riferimento a quella di prodotti tipici ivi compresi tutti quelli che tradizionalmente hanno caratterizzato quei borghi al fine di preservare e tutelare l’unicità della cultura e dell’identità locale."
Eppure Carlo Petrini, presidente di Slow Food, intervenuto a Pontremoli il mese scorso per la presentazione del Primo Master per il recupero delle professioni agricole tradizionali aveva spiegato come recuperare le tradizioni preservando le tipicità agroalimentari locali. Partecipazione, incentivi, progetti, passione, biodiversità, opportunità professionali.C'erano in molti ad ascoltarlo nella sala consiliare. Chi doveva non ha preso appunti.
La tutela delle tradizioni locali si fa con gli incentivi alla valorizzazione delle tipicità non con il proibizionismo delle diversità.
Ve li riuscite a immaginare i nostri nonni vietare l'invadenza dell'odore di frittelle di baccalà dagli androni di via Ricci Armani? O i nostri padri proibire - erano gli anni '60 - che l'allora esotico odore di pizza invadesse via Mazzini?
Dunque la bottega del kebab nel contesto di via Cavour non ci sta bene, invece la bottega del gioco d'azzardo nel contesto di via Europa ci sta una meraviglia.
Eppure ho visto figli prosciugare il conto dei genitori per alimentare il gioco d'azzardo, ho visto mogli lasciare nelle slot machine i soldi con cui erano uscite a comprare i farmaci per il marito ammalato. E ieri, in audizione alla Camera, cinque associazioni cattoliche (Gruppo Abele, Libera, Caritas, Centro sociale Papa Giovanni XXIII, Comunità Papa Giovanni XXIII) hanno ricordato che almeno 41 organizzazioni mafiose a livello nazionale risultano coinvolte nella gestione del gioco d'azzardo.
Ma la bottega del gioco d'azzardo non meritava una ordinanza lampo. Prendiamo atto delle decisioni che escono dal palazzo comunale: ognuno si sceglie il nemico che preferisce, o che conviene. Una parte della giunta comunale ha scelto il kebab. Sbagliando contesto.


Link:
Comune di Pontremoli
Il testo della delibera

16 commenti:

  1. In base alle disposizioni approvate dal Governo Monti e dal Parlamento (liberalizzazioni delle licenze commerciali), non credo si possa vietare l'apertura di un kebab, indipendentemente da altre valutazioni di merito...


    Art. 31 – Esercizi commerciali
    1. In materia di esercizi commerciali, all’articolo 3, comma 1, lettera d-bis, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono soppresse le parole: “in via sperimentale” e dopo le parole “dell’esercizio” sono soppresse le seguenti “ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte”.
    2. Secondo la disciplina dell’Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali. Le Regioni e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti alle prescrizioni del presente comma entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

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  2. Vero. L'illegittimità della delibera è sostenuta da tutti quelli che sanno di amministrazione. L'"illegittimità" del merito è sostenuto da chi sa di buonsenso e di civiltà. Con ogni evidenza è una delibera ideologica, e l'ispiratore è noto ma non merita pubblicità.

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  3. Bene finalmente a pontremoli c'e un' amministrazione che difende l'identita pontremolese e impedisce a extracomunitari di fare i loro comodi a casa altrui,dopo cinque anni di amministrazione soporifera ben venga una giunta che difende la citta . Rosicate pure,e se proprio avete questa voglia incontenibile di kebab fate un salto a sarzana potrete saziarla.

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    1. allora da domani girerai il mondo per vietare i prodotti italiani ovunque siano commercializzati venduti o somministrati,chissaà che sfacchinata che ti fai...se ti servono fondi o aiuto vai a cercarli a Sarzana!

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    2. allora da domani girerai il mondo per vietare in qualsiasi paese i prodotti italiani venduti commercializzati somministrati etc..chissà che sfacchinata,se hai bisogno di fondi o aiuti vai pure a SARZANA!

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  4. Tranquillo Michele, grazie del suggerimento ma gusteremo presto il kebab di Bashir.

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  5. non so Michele, quindi aprire un locale con tutte le licenze in regola pagandoci le tasse tu ritieni possa essere definito un "fare i propri comodi"...?

    e il piano di rilancio del commercio a Pontremoli passerebbe attraverso il - se lo vuoi vai...a Sarzana..?-

    [Poi scusami, ma "difende" da cosa? Da un ragazzo che apre un'attività pagando le tasse? Da ciò che dici forse sei tu ad avere qualche tuo personale timore o fobia, però che per questo motivo una cittadina intera debba rinunciare a gustarsi un kebab ecco, questo sì, dovrebbe fare pensare i cittadini.]

    Comunque, come Severino, anch'io ho fiducia che gusteremo presto il kebab di Bashir.

    Francesca F.

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  6. Franco Beccari3 marzo 2012 12:12

    Caro anonimo,
    Più che rosicare, sono preoccupato per la sua salute.
    Anche se l'ottusità è una malattia molto comune, e colpisce molte persone sprovviste di difese immunitarie basilari, tipo la curiosità, fortunatamente non è una malattia terminale.
    Hai tutta la mia solidarietà e sostegno. Magari ci possiamo trovare davanti un kebab di Bashir (conosco il suo nome per non ha il virus di dover vergognarsi della proprie parole) e parlare di questa tua fobia. Potrebbe essere il primo passo verso un auspicato guarigione oppure potresti amplificare la tua "pauro del diverso" notando che non è solo Bashir che è diverso da te, ma anch'io e le centinaia di persone intorno da te non colpite dal tuo morbo.

    Comunque, cerca di guarire. Sai dove trovarci se hai bisogno di aiuto.

    Franco

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  7. Grande Severino!!!
    Condivido e sostengo il tuo pensiero, che esprimi con garbo chiarezza e sottile ironia...
    In quanto vegetariana, proporrei una variazione al titolo: da "KEBAB TIME" a "COUS-COUS TIME"...

    Silvana

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  8. Grazie Silvana, anche se il garbo non ferma le inciviltà. Capitoli di storia raccontano tempi di grandi e tragici razzismi iniziati al primo paragrafo con episodi di piccole banali ordinanze.
    Ci sono momenti in cui dire basta con forza e determinazione è un imperativo civile.

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  9. "Dunque la bottega del kebab nel contesto di via Cavour non ci sta bene, invece la bottega del gioco d'azzardo nel contesto di via Europa ci sta una meraviglia"Riprendo questa frase del testo sopra per chiedere, perchè 2 pesi e 2 misure? perchè, allora, i pontremolesi di via europa non avrebbero dovuto far approvare una Delibera che vietava le scommesse sportive?...forse perchè incostituzionale anche se non per tutti piacevole!
    come incostituzionale è questa delibera che si potrebbe chiamare Sindrome NIMBY "not inmy back yard" e in questo caso, nel vero senso della parola!

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  10. D'accordo Luca, sarebbe stata illegittima anche una delibera a fermare il gioco d'azzardo in via Europa. Ma il "peso" del gioco d'azzardo è assai più inquietante. Lo dicono anche ministri dell'attuale governo e lo dice sopratutto Don Ciotti, della Associazione Libera Contro le Mafie. Era a Castelnuovo Magra poche settimane fa e su questo ci ha messi in guardia anche a livello locale. Appena ho tempo ti ritrovo i link.
    NIMBY? Vuoi dire che hanno paura di un immigrato mentre raccontano che hanno paura di un panino?
    Se non avessi pensato la stessa cosa non avrei scritto il post.

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  11. Pienamente concorde, personalmente non sono favorevole al gioco d'azzardo ma allo stato atuale e, ahime questo è un grave problema, non solo nn è impedito ma è addirittura incentivato dallo stato.Il senso del mio intervento era: in Via Europa scommesse si e in Via Cavour Kebab no?
    E' evidente che l'idea che un Kebab possa attirare tt i nord africani del comune e non solo non piace a tutti e probabilmente a che li ha il country yard , il cortile!
    Un conto, però, è pensarlo, non condivisibile per me ma libero di farlo, un altro utilizzare strumenti democratici come una D.g.c. per preservare le tipicità locali...

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  12. Personalmente mi chiedo perché sia stata bloccata questa attività di rivendita di kebab. Per quanto mi ci scervelli sopra non riesco a trovare che un motivo. Non è per bloccare la concorrenza (e perché poi? non siamo in un'economia di "libero" mercato?); non è per questioni sanitarie (di ciò si dovrebbe occupare l'ASL penso); resta un solo motivo gli stranieri sono brutti, cattivi e, soprattutto sporchi!
    Ho mangiato il kebab una sola volta alcuni mesi fa a Milano (città in cui i negozi di kebab sono spuntati come i funghi e dappertutto) e non mi sembra che da quelle parti, anche se lì gli xenofobi della Lega Nord sono certamente molto radicati sul territorio, che sia stata fatta una battaglia per preservare l'etnicità dell'osso buco o del risotto allo zafferano. Se mi si permette un commento sull'intingolo debbo dire che l'ho trovato piuttosto buono. Come il couc-cous del resto!!!
    Nonostante il rincoglionimento, dovuto all'avanzamento dell'età, provo ancora una certa curiosità soprattutto per le culture culinarie diverse dalle nostre.
    Se posso, quindi, azzardare una critica vorrei ritorcere, contro chi ha bloccato questa nuova attività (che non può essere definito in altro modo che oscurantista), gli stessi argomenti (tanto strombazzati in questi ultimi decenni) usati dalla sua parte politica e cioè il "liberalismo" politico e il "liberismo" economico. In un colpo solo e con una stessa delibera, si vieta all'imprenditore (alla faccia dell'ideologia liberista) di svolgere la propria attività lavorativa e si vieta al cittadino curioso (cosa che mi pare altrettanto grave) di poter provare nuovi sapori, alla faccia di tutti i bei discorsi sulla libertà. Complimenti vivissimi!!!

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  13. Concordo con Patrizio. Io l'ho definito il "proibizionismo delle diversità" : un liberismo delle convenienze coltivato sul terreno della xenofobia.
    Spero ancora che il Sindaco ascolti l'appello a ritirare la delibera che da più parti le viene rivolto.

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  14. sì, Patrizio, questa delibera è infelice per più di una ragione: per la poca regolarità dal punto di vista dell'iter, per la formulazione "ad personam" (non risulta che il comune si sia mai preoccupato di verificare i menù dei ristoranti del centro storico), per l'oscurantismo che promuove, infine per taluni interventi che l'hanno accompagnata e che ne rivelano un senso che pare tutt'altro che di "tutela" [che poi, per inciso, gli stessi commercianti della via in questione non risulta siano stati così contenti dell'iniziativa - che da alcuni era stata definita come un'iniziativa "in difesa" http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2012/03/03/LM_29_3.html]
    Francesca F.

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