venerdì 27 gennaio 2012

Don Ciotti a Castelnuovo Magra

Il prossimo 2 febbraio Castelnuovo Magra ospiterà Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, associazioni contro le mafie" e fondatore del Gruppo Abele, nel 196 con l'obiettivo di "saldare la terra con il cielo".
Alle 16.30 a Mollicciara gli sarà consegnato il Premio "Costruttori di pace 2011".

Quella che segue è l'introduzione dell'ultimo libro di Don Ciotti: "La speranza non è in vendita" (Giunti.Ed Gruppo Abele 2011)
"Finché c'è vita c'è speranza. Il detto è molto antico ma vero solo per metà. Non basta infatti essere vivi, per sperare: bisogna anche credere nella giustizia e impegnarsi a costruirla. Non c'è speranza, senza speranza di giustizia. In un mondo d'ingiustizie sempre più intollerabili, la speranza rischia di diventare un bene alla portata di pochi. Vogliamo dire no a questa "falsa" speranza,esclusiva, fondata sulla disperazione degli esclusi. Ma soprattutto vogliamo esortare a costruire la speranza vera, la speranza di tutti. È un compito che richiede molto impegno. Non è sufficiente indignarsi, riempire le piazze, esibire mani pulite, un profilo morale trasparente. L'etica individuale è la base di tutto, la premessa per non perdere la stima di sé. Ma per fermare il mercato delle "false" speranze bisogna trasformare la denuncia dell'ingiustizia in impegno per costruire giustizia. Quarantacinque anni di faccia a faccia con le persone mi hanno insegnato che la strada dell'impegno è scandita da tre parole: corresponsabilità, continuità, condivisione. Corresponsabilità è vivere in modo generoso il proprio ruolo di cittadini. È sapere che le ingiustizie poggiano su complicità e silenzi, ma si avvantaggiano anche degli ostacoli di una legalità formale, scritta più nei codici che nelle coscienze. I codici sono importanti, soprattutto se garantiscono il bene collettivo. Ma coscienze più inquiete, più coinvolte, più aperte al dubbio e alla ricerca di verità, non avrebbero permesso alla nostra democrazia di ammalarsi. Continuità è trasformare l'indignazione passeggera in sentimento stabile, in motivazione che nutre l'azione e si lascia nutrire dall'azione. Quanti indignati di ieri sono i rassegnati, o peggio, i cinici di oggi? La denuncia è certo necessaria, ma acquisisce pieno valore soltanto quando è seguita da una proposta e dall'impegno nel portarla avanti. Condivisione è sapere che da soli non andiamo danessuna parte, ma nemmeno illuderci che da qualche parte possano andare i movimenti, i gruppi, le associazioni che si affidano ciecamente alle scelte dei propri leader. Il "noi" cambia soltanto se esclude la delega. Non possiamo guarire dall'individualismo che ha minato le basi della nostra convivenza senza assumerci ciascuno la propria parte di responsabilità. L'individualismo ha minato la politica: in molti dicono di volere un cambiamento, salvo poi spendere più energie nell'affermare se stessi che nell'impegnarsi a costruirlo. La politica non è un gioco di specchi narcisistici. La politica nasce quando la preoccupazione per la propria vita individuale è sostituita dall'attenzione per il bene comune. Etica e democrazia, Costituzione e legalità, immigrazione e sicurezza, crisi economica e vuoto dei diritti, mafie e disoccupazione, educazione e cultura. Saranno questi i percorsi della nostra riflessione. Abbiamo cercato di non cadere in due "peccati" del sapere. Il primo è la superficialità, l'occuparsi dei problemi perché fanno "notizia", fanno "tendenza". Il secondo è il tecnicismo, quel parlare oscuro, per iniziati, che - come ci ha insegnato Primo Levi - è una delle forme più subdole di potere. Peccati che generano parole vuote o troppo specifiche, incapaci dunque di far capire e di far immaginare, cioè di suscitare speranza. Ho scritto, non a caso, «abbiamo cercato». Come per tutte le cose e le riflessioni fatte in questi anni, dietro a questo piccolo libro c'è un lavoro collettivo di cui qua e là si trovano tracce anche testuali. Dal Gruppo Abele a Libera, sono debitore ai tanti amici e collaboratori che hanno compiuto insieme a me questo ormai lungo cammino, nella convinzione che obiettivi grandi o piccoli si possano raggiungere solo nella corresponsabilità, nella continuità, nella condivisione. Tra questi amici ringrazio, in particolare, Fabio Anibaldi senza il cui aiuto nella stesura del testo questo libro non avrebbe visto la luce. La mia firma è allora solo un segno, inadeguato, per rappresentare questo impegno comune." d. Luigi Ciotti



mercoledì 25 gennaio 2012

Aulla: a scuola di musica e solidarietà


Riceviamo e diffondiamo questo invito da Aulla.
Siamo felici di potervi invitare alla presentazione del progetto Scuola Di Musica Abreu che avrà luogo sabato 28 Gennaio presso la sala consigliare del Comune di Aulla.
 Il Comitato Abreu, costituito da Arci Massa Carrara, Donne di Luna e Associazione Arcadia,  ha come obiettivo la realizzazione di una Scuola che (come quelle fondate in Venezuela dal maestro Abreu) diventi un vero e proprio centro di aggregazione culturale e sociale per Aulla.
 La Scuola sarà rivolta ai bambini ed agli adolescenti  con l' intento, di stimolarli, attraverso laboratori di musica d' insieme, a trovare  nuovi e buoni modi di stare assieme, nuovi modi di affrontare le trasformazioni sociali che ci investono  ed andare a ravvivare la cittadina aullese  ancora segnata dalla recente alluvione.
 Sperando possiate raggiungerci per un brindisi benaugurale, inoltro il programma della giornata.

28 Gennaio sala consigliare Comune Aulla.
  • Ore 17,00 Presentazione Progetto
  • Ore 17,30 Ringraziamento ufficiale ad associazioni, artisti, strutture scolastiche e parrocchie, gruppi sportivi,  che in tutta Italia stanno contribuendo ad iniziative di raccolta fondi per la Scuola Abreu.
  • Ore 18,00 Saluti delle Autorità e Interventi
Concluderemo la giornata alle ore 21,00 presso il Centro Polivalente Icaro (Licciana Nardi), con lo  spettacolo di raccolta fondi :
  • "Cantieri Acustici Mediterranei"  a cura  della compagnia  "I Cantieri Osso del Cane" di Pisa (foto sopra). Un viaggio coinvolgente raccontato con ritmi, canzoni e melodie che attraversano due secoli della storia recente,un'ora di passione e sentimenti che vi verranno regalate da due voci femminili e dagli arpeggi di due chitarre acustiche.
  • Voci: Serena Fantozzi, Denise Ciampi
  • Chitarre: Damiano Lombardi, Stefano Petroni
  • Narratore: Gianni Ferdani
  • Assistenza Tecnica: Alessandro Tognarelli,  Irene Pace
 Che altro dire?........a  sabato.

ps: Per Contribuire alla realizzazione della Scuola Abreu basta un semplice contributo attraverso il conto intestato all' associazione Donne di Luna: IT28B0611069870000021042780 causale "Comitato Abreu, Musica Insieme"

domenica 22 gennaio 2012

"Car Boot Sale" anche a Pontremoli


In tempi di crisi ogni soluzione per risparmiare sul budget familiare è benvenuta ma non è solo per questo che oggi in piazza Italia a Pontremoli c’era una discreta folla di curiosi venditori e attenti consumatori, per il locale “car boot sale”. Mai sentito nominare? Eppure non è il primo in Lunigiana. Al Centro Icaro di Terrarossa già nel novembre scorso ci si sono cimentati, con una versione basata sul baratto. I car boot sales sono una istituzione nel Regno Unito, mercatini di piazza dove privati si radunano per mettere in vendita le cose di cui si vogliono disfare: abiti usati, oggetti per casa e giardino, libri di ogni genere, fumetti, riviste, porcellane, dischi in vinile, cd, giocattoli, quadri. Di tutto un po’, con prezzi stracciati. Si può parcheggiare in piazza, aprire il baule (car boot, appunto) e cominciare a vendere, senza formalità e senza alcun tipo di licenza quel che si è riusciti a portar via dalla cantina o dalla soffitta. Gli allievi di un corso di restauro hanno avuto l’idea, un consorzio di ristoratori locali l’ha sostenuta. C’è un’atmosfera familiare, qualcuno gira col thè caldo, qualcuno ritrova comuni ricordi e passioni condivise, qualcuno vende per raccolta fondi a scopo benefico. Così una domenica ogni mese, (quarta domenica) ci sarà un appuntamento con il riuso. Un espositore mi dice: “per un oggetto che entra in casa due ne devono uscire”. Concordo su questo buon principio di sostenibilità. Giusto e bello vederla in piazza.

domenica 15 gennaio 2012

A La Spezia, con Libera contro le mafie

Potete leggere a questo link perché è importante anche per la Lunigiana l'incontro di martedì 17 gennaio 2012 alle ore 17 presso la sala consiliare della Provincia in via Veneto a La Spezia.
L'associazione Libera organizza un incontro con Nando Dalla Chiesa su "Enti locali contro l'infiltrazione mafiosa" in preparazione della giornata nazionale della memoria antimafia che quest'anno si svolgerà a Genova, il 17 marzo 2012. Nando dalla Chiesa è docente di sociologia a Milano, presidente nazionale onorario di Libera, autore di molti libri sulla mafia.
Ora lo sapete, la questione ci interessa da vicino. Passare parola.

sabato 14 gennaio 2012

Le farfalle in cammino sotto i falò

Il falò, un rito antico ma ancora attuale.
Martedì 17 e martedì 31 Gennaio 2012 a Pontremoli.
Ci sono sagre che hanno un fascino fasullo e ci sono feste di paese che hanno il sapore autentico della tradizione popolare. A questa seconda specie appartengono i falò di ogni gennaio pontremolese. Fuochi che sanno tenere il groviglio delle nostre vite ben agganciate alla terra. Fuochi che ti arrivano in faccia e nel petto contagiandoti di passione, stupore e una gioia sottile.
Vieni a scoprire la città di Pontremoli e l'antica tradizione dei falò: nei giorni 17 e 31 gennaio l'Associazione di Turismo Responsabile Farfalle in Cammino propone la visita guidata della città con un' "incursione" nel letto del fiume per scoprire la storia e i segreti di questo rito raccontati dai fuochisti delle due fazioni avverse.
Ritrovo sotto il Campanone ore 15.00
Per info e prenotazioni: 3897859252 - info@farfalleincammino.org

lunedì 9 gennaio 2012

Sulla crisi di crescita del commercio equo

Dal 1 gennaio Fair Trade Usa è uscita da Fair Trade International, l’organizzazione che rappresenta il commercio equo di 25 paesi tra cui l'Italia. Con un giro d'affari di 1,8 miliardi di dollari gli americani costituiscono più di un terzo di questo mercato da 5.8 miliardi di dollari in continua espansione e che occupa un milione di lavoratori.
Il 2 gennaio Angelo Aquaro su Repubblica - "Equo solidale o multinazionale?" - racconta i perché della crisi. In sintesi gli americani vogliono spingere per il coinvolgimento sempre maggiore delle multinazionali e, abbassando anche la soglia degli ingredienti necessari per etichettare un prodotto "equo" dal 20 al 10 per cento, spingere verso un nuovo fair trade di massa. Dice Paul Rice, presidente di Fair Trade USA: "Vogliamo che resti un movimento piccolo e puro o vogliamo assicurare il commercio equo per tutti?».
Su questo la discussione è aperta anche in Fair Trade International.
Il 3 gennaio AGICES (Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale, voce autorevole della World Fair Trade Organization la cui sezione europea è diretta dall'italiano Giorgio Dal Fiume) con un comunicato stampa sottolinea che "nel nostro paese AGICES non prevede particolari conseguenze e cambiamenti dovuti alla scelta americana: la situazione è tranquilla e i rapporti interni al movimento positivi" e che "la crescita del fair trade internazionale in questi anni di grande crisi dimostra che chi difende le attuali regole non lo fa in una logica di nicchia e che non occorre annacquare i criteri per diventare grandi – come tutti coloro che fanno parte del movimento vogliono. Il problema non è "multinazionali si/no" – ad oggi esse possono entrare a far parte del sistema – ma piuttosto "come" e secondo quali criteri."
Venerdì scorso è intervenuta anche la Associazione Botteghe del Mondo: "Precisiamo, su informazione di Giorgio Dal Fiume sulla "notizia" riportata da Repubblica il 2 Gennaio sul rapporto tra Commercio Equo e multinazionali e la nuova strategia di Fair Trade USA, che Fair Trade USA è un ente di certificazione di prodotti di commercio equo inseribili nei normali circuiti commerciali e che la notizia è stata pubblicamente annunciata il 15 Settembre 2011 ed ampiamente commentata da moltissimi attori del Fair Trade, in stragrande maggioranza tutti molto critici con la scelta di Fair Trade USA. In particolare tutte le organizzazioni Europee ed Italiane che sono intervenute sul tema si sono dichiarate non d'accordo con la scelta americana."
L'associazione Botteghe del Mondo ha pure promosso un sondaggio su Facebook sulla apertura alle multinazionali.
Su 120 risposte, 99 persone si sono dichiarate decisamente per il no.
"- 67 di loro pensano che si tratti di una operazione di greenwashing delle multinazionali. (greenwashing: operazione mistificatoria per distogliere l'attenzione da proprie responsabilità nei confronti dell'impatto ambientale negativo dato dall'azienda. Il concetto si può applicare anche al rispetto o meno dei diritti dei lavoratori. L'obiettivo sarebbe la copertura della mancanza di diritti da parte delle loro maestranze, che le aziende continuerebbero a perpetrare.)
- 19 persone credono che le multinazionali vogliano creare effettivamente una filiera etica ma con l'obiettivo del marketing di attrarre quella fetta del mercato che è sensibile all'argomento.
- 12 persone pensano che non convenga ai produttori, politicamente parlando.
Poi ci sono le risposte positive:
- 13 si, mantenendo le regole che il commercio equo si è dato per i prodotti alimentari (con almeno il 50% del costo franco trasformatore delle materie prime o il 50% del peso delle materie prime è di Commercio Equo e Solidale mentre negli USA la % di materia prima equosolidale potrebbe essere ridotta al 10%.)
2 voti esprimono approvazione solo se i criteri del commercio equo vengono adottati da tutta la filiera.
Conclude Botteghe del Mondo: "Sembra dai risultati che nessuno pensi che questa svolta sia una buona opportunità data ai produttori di allargare la loro agenda di clienti, includendovi alcune multinazionali. D'altronde non mi è ancora chiaro se le multinazionali si relazionerebbero con le organizzazioni di produttori equosolidali come fornitori o se applicherebbero criteri equosolidali nelle loro proprie filiere produttive, ammesso che ne abbiano di proprie e non siano tutte frutto di appalti. La prospettiva possibile, l'obiettivo futuro potrebbe essere far conoscere il commercio equo non prevalentemente attraverso la vendita dei prodotti ma attraverso l'azione politica per il rispetto dei diritti, l'educazione, l'informazione, la tutela del patrimonio del commercio equo."
Questo infine il commento della cooperativa Altraqualità:"riteniamo che parlare di “apertura” rischi di porre la questione nei termini sbagliati, ossia in una prospettiva secondo la quale “aprire” è bene (progressista, evolutivo, ec.) mentre “chiudere” è male (conservatore, estremista, ecc.). In realtà la questione è molto più complessa e non riducibile ad una semplice dicotomia bene – male".
In Italia sembra dunque prevalere la visione originaria con il pieno rispetto della carta dei principi del commercio equo e un articolo di Monica Di Sisto (autrice di "Un commercio più equo” il libro di Altreconomia che arriva proprio in questi giorni in libreria) su Altreconomia ne fa un ritratto rigoroso ed appassionato, riaffermando infine che “Il commercio equo e solidale, insomma, ha ancora un compito importante da svolgere nel cambiare il sistema dominante".
Pietro Raitano, direttore di Altreconomia, ci tiene a marcare "la differenza" del commercio equo solidale italiano: "Il movimento italiano è ben conscio delle tendenze rivolte a imitare le dinamiche “multinazionali”, ma è stato in grado di distinguersi perché si tratta innanzitutto di un movimento culturale, fatto di partecipazione e formazione. Le botteghe del commercio equo -solo per fare un esempio- sono impegnate sul territorio in eventi e campagne di sensibilizzazione, rivolte alla cittadinanza e alle scuole."
Le parole più chiare e determinate le scrive infine Alberto Zoratti su Altreconomia, sostenendo che le scelte di Fair Trade USA appaiono purtroppo contagiose se anche la Fairtrade Foundation inglese pensa di far diventare il commercio equo "mainstream", lavorando sulle quantità grazie all'ingresso di nuovi attori soprattutto privati.
Le conclusioni di Zoratti (dell'organizzazione equosolidale Fair) cui mi associo, sono che:
"Davanti a questa situazione, oramai da anni davanti agli occhi di tutti, pensare di ampliare i benefici (non solo i fatturati) del commercio equo con il mero ampliamento alle grandi corporation senza mettere in discussione il potere di mercato di queste ultime è pura utopia. Se non vera manipolazione. Il rischio è anzi il contrario, e cioè rafforzare la reputazione di imprese che per loro natura e struttura dei mercati non potranno fare altro che imporre le proprie politiche commerciali, che saranno tanto più sostenibili quanto più convenienti economicamente. Ed accettare politiche di liberalizzazione dei mercati, invece di una loro progressiva ri-regolamentazione, che andranno a sostenere i più forti sacrificando le comunità più piccole e la stabilità del pianeta. In Messico chiedono un forte ripensamento non solo al movimento statunitense, ma anche a quello mondiale. Forse sarebbe opportuno ricominciare a parlarne."
Mi associo alle parole di Zoratti. Credo che siamo di fronte ad una crisi di crescita, rischiosa ma anche suscettibile di un’uscita in positivo, con un rafforzamento della fiducia nei criteri di equità consolidati.  Perché non vogliamo sedurre consumatori ma arruolare consumatori critici e responsabili. Questa è la nostra sfida, che continua.

Angelo Aquaro, Equo solidale o multinazionale, Repubblica
Alberto Zoratti, Commercio equo per tutti.Forse. Altreconnomia
Monica di Sisto, Una storia corale, Altreconomia
L'intervento di AGICES
Il sondaggio Facebook di Botteghe del Mondo

martedì 3 gennaio 2012

Tagliamo le ali alle armi (NoF35)

E' una presentazione realizzata dal nostro amico Giampaolo che riassume i motivi della nostra critica radicale alla crescita delle spese militari. Mettetevi comodi, cliccate sulla freccia e lasciatela scorrere. Mentre la crisi economica suggerirebbe scelte più sobrie e mentre a tutti si propongono sacrifici più o meno equi, prosegue il programma d'acquisto di 131 cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35 da  almeno 15 miliardi complessivi in 14 anni. Un anacronistico ed iniquo spreco di risorse. Mentre rimandiamo alle pagine di Altreconomia, Micromega e Wired per un aggiornamento sul tema, compresa la replica della Rete per il Disarmo all'Ammiraglio Di Paola ministro della Difesa, segnaliamo ancora la campagna e la petizione "Taglia le ali alle armi". Ancora, Altreconomia ha di recente dimostrato in questo piccolo ma determinante scoop che la scusa delle penali da pagare in caso di rinuncia al progetto F35 è solo un' insostenibile “foglia di fico”. Su questo è interessante ascoltare anche l'intervento di Francesco Vignarca (autore dell'inchiesta di Altreconomia) a Rainews24. Rinunciare agli F35 si può. Tagliamo dunque le ali alle armi!


http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3201
http://www.disarmo.org/rete/a/34753.html