martedì 24 ottobre 2017

Cioccolato amaro

La risposta di Fairtrade Italia al servizio di Report Rai 3 “Cioccolato amaro” sul cacao dalla Costa d’Avorio. Rispetto alle violazioni segnalate nel servizio, Fairtrade Italia comunica che è già stata avviata la procedura di verifica delle cooperative coinvolte e che Kavokiva (la cooperativa citata nel servizio) è stata decertificata nel gennaio di quest'anno.

23 ottobre 2017

Il 23 ottobre Rai 3 ha trasmesso un servizio televisivo che solleva accuse di lavoro minorileproblemi ambientali e violazioni dei requisiti di tracciabilità nelle cooperative Fairtrade del Costa D’Avorio. Fairtrade ha preso in considerazione questa situazione in modo molto serio.
Il giornalismo che sottolinea le sfide affrontate dai contadini e lavoratori, inclusi i bambini e i ragazzi, nelle catene di fornitura globali è il benvenuto per Fairtrade. Fairtrade è stato costituito per supportare le comunità marginalizzate e deboli, per rafforzare la loro posizione nel commercio globale, per superare la povertà, l’ineguaglianza e le difficoltà economiche.

LE COOPERATIVE CITATE DA REPORT

Una delle cooperative menzionate nel programma è stata certificata Fairtrade nel maggio  2017 e questo significa che è obbligata a rispettare gli standard economici, sociali e ambientali di Fairtrade. Fairtrade sta indagando rispetto ai casi denunciati nel servizio.
L’altra cooperativa è stata decertificata dal Sistema Fairtrade nel gennaio 2017. Le aziende che comprano da questa cooperative sono state informate del fatto che alla cooperativa non è più permesso di vendere a condizioni Fairtrade. Se Fairtrade viene a conoscenza di un uso non autorizzato del Marchio, può intraprendere azioni legali nei suoi confronti.

FAIRTRADE E IL LAVORO MINORILE

Gli Standard Fairtrade proibiscono in maniera assoluta il lavoro minorile come viene definito dalle Convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sullo sfruttamento del lavoro minorile (C182) e sull’età minima (C138). Questi sono requisiti di entrata e ciò significa che un’organizzazione che non li rispetta non può essere certificata Fairtrade.
Fairtrade International riconosce la distinzione dell’ILO tra manodopera minorile e lavoro minorile. In quest’ottica, non tutto il lavoro svolto dai bambini può essere classificato come manodopera infantile. All’interno della famiglia e delle aziende più piccole, un bambino può svolgere lavori leggeri(ad esempio, un lavoro che non minacci la sua salute e sicurezza, ostacoli la sua educazione o che costituisca un orientamento o un corso di formazione al lavoro) purché questo sia in linea con gli Standard Fairtrade in relazione al lavoro infantile, ovvero che i bambini non maneggino sostanze pericolosechimiche o che eseguano compiti fisicamente pericolosi, che il lavoro non interferisca con la loro educazione o il loro benessere fisico, emotivo o psicologico e che siano controllati da un membro della famiglia o da una persona che li sorveglia.
Per ulteriori informazioni:

FAIRTRADE E IL PROBLEMA DELLA DEFORESTAZIONE

Gli Standard Fairtrade includono anche requisiti restrittivi per evitare la deforestazione che devono essere seguiti dall’inizio della certificazione. I produttori Fairtrade devono evitare di avere impatti negativi sulle aree protette per legge e sulle aree di alto valore conservativo per la comunità locale e sono incoraggiati a proteggere la biodiversità in quelle aree permettendo la rigenerazione della vegetazione naturale. È obbligatorio che rispettino le leggi nazionali.
Per maggiori informazioni sugli Standard Fairtrade per i piccoli produttorihttps://www.fairtrade.net/fileadmin/user_upload/content/2009/standards/documents/generic-standards/SPO_EN.pdf

CACAO FAIRTRADE E CACAO NON FAIRTRADE

Prima che la cooperativa venda il suo cacao per la trasformazione, deve essere obbligatoriamente separato da cacao non Fairtrade per tutto il tempo necessario. Ad esempio, quando il cacao è stato raccolto, conservato e trasportato. Questo procedimento è controllato in modo regolare. Ogni miscuglio con cacao non Fairtrade prima dello stadio di lavorazione sarebbe una violazione degli Standard Fairtrade e porterebbe a sanzioni.

FAIRTRADE È UN ORGANISMO DI CERTIFICAZIONE INDIPENDENTE

Fairtrade gestisce un rigoroso, indipendente Sistema di certificazione in linea con le migliori pratiche di certificazione. Il rispetto degli Standard Fairtrade è monitorato da FLOCERT, un ente indipendente che certifica per il Sistema Fairtrade. Anche se la certificazione è un importante strumento per il controllo richiesto dagli Standard, nessun Sistema di certificazione può garantire il 100 per cento del rispetto dei criteri. FLOCERT sospenderà o decertificherà una organizzazione di produttori dove i criteri più importanti siano stati violati. Fairtrade lavora anche con i produttori per supportarli nell’affrontare i problemi e dare loro l’opportunità di migliorare nel tempo.
Fairtrade ha una procedura formale di segnalazione delle non conformità attraverso la quale chiunque può segnalare le violazioni degli Standard Fairtrade. Noi vorremmo incoraggiare i giornalisti ad usarla per condividere ogni prova, specialmente riguardo ai produttori certificati Fairtrade in Costa D’Avorio, in modo che un certificatore indipendente possa fare ulteriori indagini: https://www.flocert.net/about-flocert/vision-values/quality-and-appeals/.

FAIRTRADE IN SITUAZIONI A RISCHIO

Fairtrade lavora in molte situazioni a rischio perché crediamo che siano quelle in cui quello che facciamo è più necessario. Siamo impegnati a continuare, per rafforzare le comunità di contadini dell’Africa Occidentale, in modo che essi stessi possano guidare il proprio cammino in direzione di un livello di vita sostenibile.
Alleghiamo alcune domande con le risposte di Fairtrade che sono emerse a seguito del servizio 

COSTA D’AVORIO: QUAL È LA SITUAZIONE DEL CACAO FAIRTRADE?

Solo l’1,2% del cacao commercializzato a livello mondiale è venduto a condizioni Fairtrade.
Nel mondo Fairtrade lavora con 196.000 piccoli produttori di cacao, di cui circa 32.500 sono in Costa D’Avorio. Grazie a Fairtrade solo nel 2015 questi produttori hanno ricevuto 9 milioni di euro di Fairtrade Premium che è servito in attività volte al rafforzamento delle comunità. Solo se ci saranno organizzazioni più resilienti e con più capacità di far valere il proprio lavoro nelle trattative commerciali, sarà possibile assicurare maggiori diritti ai lavoratori del settore e nel lungo periodo potranno trovare delle soluzioni per situazioni come il lavoro minorile, così profondamente radicate nella cultura, nella mentalità e nelle abitudini del Paese.
Il lavoro minorile è una delle conseguenze della povertà e quello che cerca di fare Fairtrade è lavorare sulle cause che contribuiscono a questa situazione.
Il 90% del cacao mondiale è coltivato da circa 5-6 milioni di piccoli contadini. Il Costa D’Avorio è uno dei principali paesi produttori ma molti contadini qui vivono con meno di 1$ al giorno.
Ad oggi in media i coltivatori di cacao ricevono circa solo il 6% del prezzo che il cioccolato è pagato nei paesi di consumo, rispetto al 16% degli anni ‘80.

COME SI FINANZIA IL SISTEMA INTERNAZIONALE FAIRTRADE?

Il Sistema internazionale di certificazione si finanzia principalmente attraverso i costi di licenza e i donatori istituzionali.
Le aziende pagano una licenza per l’Utilizzo del Marchio FAIRTRADE su ogni prodotto certificato Fairtrade. Tale licenza è raccolta dall’Organizzazione Nazionale Fairtrade (es. Fairtrade Italia) che corrisponde una quota a Fairtrade International per coprire le spese per l’elaborazione degli Standard e tutti i servizi globali, e per i Network dei produttori agricoli per programmi e supporto alle organizzazioni.
In aggiunta Fairtrade accetta donazioni da partner, ad esempio agenzie per lo sviluppo governative, per portare avanti programmi per i produttori Fairtrade. Ecco la lista delle organizzazioni Partner di Fairtrade  da cui Fairtrade ha ricevuto finanziamenti disponibile sul nostro sito.
C’è inoltre un costo annuale pagato da produttori e aziende a FLOCERT per coprire i costi di certificazione come gli audit.
Il bilancio integrale con le entrate e le uscite è disponibile sull’ultimo Report di Fairtrade International: https://annualreport16-17.fairtrade.net/en/financials/

CHI GOVERNA IL SISTEMA INTERNAZIONALE FAIRTRADE?

Il Sistema internazionale Fairtrade è gestito dall’Assemblea Generale e dal consiglio dei direttori. L’assemblea generale si incontra annualmente per prendere le decisioni, approvare il bilancio annuale e ratificare il nuovo consiglio dei direttori. I membri sono per il 50% rappresentanti dei network dei produttori e per il 50% Organizzazioni nazionali di Marchio. Ci sono anche assemblee annuali di ciascuna iniziativa Nazionale Fairtrade e dei tre network dei produttori.
Il consiglio dei direttori è il principale organo decisionale di Fairtrade International perché sovrintende la strategia di Fairtrade e mette a punto I prezzi minimi Fairtrade, il premio e gli standards. Il Consiglio è eletto dall’assemblea generale e include 4 membri nominati dai Netowrk dei produttori, 4 nominati dalle iniziative nazionali Fairtrade e tre membri indipendenti del consiglio.

LE GRANDI AZIENDE HANNO UN RUOLO ALL’INTERNO DI FAIRTRADE?

Anche se Fairtrade è orgogliosa di essere un importante partner di sostenibilità per le aziende e lavora con loro per rendere più equo il commercio, il cuore del nostro lavoro è l’empowerment dei contadini e dei lavoratori, in modo che abbiano un maggior controllo sulle loro vite e possano guidare il loro personale percorso di sviluppo. Le aziende non sono rappresentate nell’Assemblea generale di Fairtrade o nel consiglio di amministrazione e di conseguenza non prendono parte ai processi decisionali. Le aziende come altri stakeholder sono invitate a partecipare a consultazioni pubbliche quando gli standard sono in fase di sviluppo. I Fairtrade Standard sono messi a punto seguendo il ISEAL Code of Good Practice on Standard Setting.
Questo processo implica la consultazione con gli stakeholders, inclusi produttori, aziende di trasformazione, distributori, le figure chiave dello staff di Fairtrade International, le organizzazioni dei membri e FLOCERT. Le decisioni sugli standard Fairtrade sono prese dal Comitato per lo sviluppo degli Standard di Fairtrade International, un Comitato eletto dal Consiglio di amministrazione di Fairtrade International che include i rappresentanti dei produttori.

CHE COSA DICE LO STANDARD PER I PICCOLI PRODUTTORI IN MERITO ALLE NUOVE COOPERATIVE E AI LORO PERCORSI DI IMPLEMENTAZIONE?

Lo Standard per i piccoli produttori spiega nel dettaglio chiaramente quali requisiti sono fondamentali e quali devono essere implementati all’inizio della certificazione. Inoltre, delinea i requisiti di sviluppo che devono essere ottemperati in seguito alla certificazione. I requisiti come il divieto assoluto di lavoro minorile, come definito dalle Convenzioni dell’International Labour Organization (ILO) sulle peggiori forme di lavoro minorile (C182) e l’età minima (C138) sono requisiti di entrata.
Ciò significa che l’organizzazione che non li rispetta non può essere certificata Fairtrade. Lo Standard per i piccoli produttori include anche requisiti stringenti per la protezione della biodiversità e le aree protette che devono essere rispettati dall’inizio della certificazione.
I produttori Fairtrade non devono avere impatto negativo sulle aree legalmente protette e sulle aree ad alto valore di preservazione scelte dalle comunità locali e sono incoraggiate ad accrescere la biodiversità in quelle aree, permettendo la rigenerazione della vegetazione naturale. È obbligatorio il rispetto delle leggi nazionali.
Per maggiori dettagli sugli Standard per le organizzazioni di piccoli produttori: https://www.fairtrade.net/fileadmin/user_upload/content/2009/standards/documents/generic-standards/SPO_EN.pdf

È PERMESSO L’UTILIZZO DI MAGAZZINI NELLE AREE FORESTALI?

No, se significa che devono essere tagliati gli alberi in un’area protetta dalla legge o in un’area ad alto valore di conservazione.

CHE TIPO DI LAVORO MINORILE È PERMESSO O NON PERMESSO SOTTO I 15 ANNI, IN ACCORDO AGLI STANDARD FAIRTRADE?

Fairtrade International riconosce la distinzione dell’ILO tra manodopera minorile e lavoro minorile. In quest’ottica, non tutto il lavoro svolto dai bambini può essere classificato come manodopera infantile. È accettabile che i bambini possano svolgere del lavoro che non comprometta la loro salute e il loro personale sviluppo o interferisca con il diritto allo studio e che possa avere un impatto positivo sul loro sviluppo. Attività come l’aiuto dei genitori in casa o nei campi, svolte alla presenza di un adulto al di fuori dell’orario scolastico o durante le vacanze e che non causino sfruttamento o che non siano svolte in maniera clandestina non vengono considerate come sfruttamento della manodopera infantile.
Queste attività circoscritte a situazioni note, forniscono ai bambini competenze ed esperienza e li aiutano a diventare membri attivi della società nell’età adulta. Tuttavia, all’interno della famiglia e delle aziende più piccole, un bambino può svolgere lavori leggeri (ad esempio, un lavoro che non minacci la sua salute e sicurezza, ostacoli la sua educazione o che costituisca un orientamento o un corso di formazione per il lavoro) purché questo sia in linea con gli Standard Fairtrade in relazione al lavoro infantile, ovvero che i bambini non maneggino sostanze pericolose, chimiche o che eseguano compiti fisicamente pericolosi, che il lavoro non interferisca con la loro educazione o il loro benessere fisico, emotivo o psicologico e che siano controllati da un membro della famiglia o da una persona che li sorveglia.

FAIRTRADE E LA TRACCIABILITÀ

La maggior parte dei prodotti Fairtrade è tracciabile fisicamente. Ciò significa che lungo tutta la filiera dal campo fino allo scaffale del negozio i prodotti Fairtrade sono tenuti separati dai prodotti non Fairtrade.
Tuttavia, nel caso del cacao, lo zucchero, il tè e il succo d’arancia è molto difficile avere una tracciabilità ad ogni passaggio della filiera. Questo succede perché i produttori sono organizzati per lo più in strutture piccole che non dispongono degli impianti che si occupano della lavorazione del prodotto dopo il raccolto. Così il raccolto viene conferito a delle strutture esterne alle organizzazioni (centri di raccolta o altro) e mischiato assieme a quello degli altri produttori locali, e a questo punto avvengono determinati processi produttivi (ad es. la fermentazione nel caso del cacao). Bloccare la lavorazione a questo stadio per isolare i volumi Fairtrade, che sono molto piccoli, avrebbe un costo che porterebbe i prodotti fuori mercato.
Affinché i produttori abbiano accesso al mercato dei consumatori che scelgono di sostenere le organizzazioni certificate, Fairtrade (come altri operatori del settore) si avvale di un sistema di tracciabilità che si chiama “bilancio di massa” o “mass balance”. Il prodotto Fairtrade può essere mischiato al prodotto non Fairtrade durante la lavorazione, tuttavia lungo la filiera vengono controllati gli esatti quantitativi di materia prima venduti a termini Fairtrade.
Questo processo assicura che i quantitativi di ingrediente contenuti nel prodotto finale corrispondano ai quantitativi usciti dalle organizzazioni dei produttori e in base a questo ai produttori è assicurato il Premio Fairtrade corrispondente. Vista la situazione di povertà in cui lavorano molte organizzazioni Fairtrade, e l’urgenza di assicurare loro migliori condizioni commerciali, questa è una soluzione pratica che consente alle aziende di collaborare comunque con Fairtrade perché altrimenti le organizzazioni non avrebbero sbocchi commerciali.
Sulle confezioni dei prodotti sono presenti comunicazioni differenti nel caso di prodotti tracciabili fisicamente o documentalmente. Quando possibile, Fairtrade spinge le aziende alla tracciabilità fisica.
http://www.fairtrade.it/blog/fairtrade/fairtrade-risponde-al-servizio-di-rai-3-cioccolato-amaro-sul-cacao-dalla-costa-davorio/
Da leggere anche il seguente focus sul cacao dalla Costa d'Avorio: 
http://www.fairtrade.it/blog/fairtrade/costa-davorio-la-situazione-del-cacao-fairtrade/


sabato 2 settembre 2017

1,66 milioni di motivi per scegliere un prodotto Fairtrade

Le scelte quotidiane di ciascuno possono fare la differenza, ma tutti insieme possiamo avviare una vera e propria rivoluzione. Grazie ai tuoi acquisti, Fairtrade ha già dato una nuova opportunità a 1,6 milioni di agricoltori nel mondo, cambiando la loro vita, ma molto possiamo fare ancora.
Ogni giorno, facendo la spesa o nei tuoi momenti di pausa, puoi compiere un gesto responsabile scegliendo i prodotti certificati Fairtrade. Cioccolato, tè, caffè, frutta fresca, ma anche palloni, capi d’abbigliamento, fiori: cerca e scegli il marchio Fairtrade per i tuoi acquisti quotidiani. Anche grazie ad una semplice tazzina di caffè, potrai fare la tua parte per un mondo migliore.

mercoledì 12 luglio 2017

Ero straniero. L'umanità che fa bene

La raccolta firme si terrà tutti i Giovedì, dal 13 Luglio al 10 Agosto, dalle 20.30 alle 23 in Via Garibaldi a #Pontremoli.
La sintesi della proposta di legge si può leggere a questo indirizzo: http://bit.ly/2tHKzT7

domenica 18 dicembre 2016

Rassegnarsi alla pace

Buon Natale a tutti, ed in particolare a coloro che non si rassegnano alle guerre. 
Perché il commercio equo solidale è di chi ha scelto di rassegnarsi alla pace.

"Per non crollare. e ancora di più per progredire, le società umane hanno bisogno di essere continuamente alimentate da idee nuove ed utili. Queste possono "emergere" (usiamo ancora, volutamente, questo termine) solo attraverso processi di altruismo e cooperazione: è qualcosa di profondamente diverso dal riduzionistico perseguimento dei propri singoli interessi materiali. La cosa complicata, che rende il nostro mondo umano così difficile, e spesso anche terribile, è che la cooperazione non è così facile da far fiorire come quella nella società degli insetti: è innervata di conflitti e guerre proprio perché ogni singolo automa cellulare "pensa" anziché puramente eseguire. E' questo il prezzo che la specie umana paga al suo successo: avendo evoluto un grande cervello, non può affidarsi solo all'istinto e ai geni per produrre il proprio ambiente e per regolarsi. Deve rassegnarsi a collaborare. Deve rassegnarsi alla pace."
"Le idee in Rete hanno le gambe lunghe" 
in Creatività a più voci,
di Franco Carlini (1944 – 2007)

ps: e vi aspettiamo in bottega per un acquisto o un regalo equo-solidali.

venerdì 14 ottobre 2016

Less money for weapons, more funds for Peace

Roma, 7 ottobre 2016 – COMUNICATO AI MEDIA - Rete Italiana per il Disarmo 


La Procura di Brescia apre inchiesta su armi italiane ad Arabia Saudita, soddisfazione di Rete Disarmo

La Rete Italiana per il Disarmo esprime la propria soddisfazione per la conferma di apertura di un'inchiesta, da parte della Procura di Brescia, sulle forniture di bombe italiane al regno saudita a seguito dell'esposto presentato da RID in diverse città italiane a Gennaio 2016. La notizia di possibile reato era relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani.

Rete Italiana per il Disarmo esplicita a riguardo la piena disponibilità a collaborare con i Magistrati di Brescia, in particolare con il dott. Salamone titolare del fascicolo.
Fonte: Rete Italiana per il Disarmo - 07 ottobre 2016
La Procura di Brescia ha da qualche settimana dato avvio ad un'inchiesta relativamente alle forniture di bombe 'made in Italy' verso l'Arabia Saudita, con ipotesi di possibile violazione della legge 185 del 90. Lo riporta un articolo odierno del settimanale Panorama che conferma indiscrezioni precedenti e ribadisce l'importanza e la fondatezza dell'Esposto su tale questione presentato da Rete Disarmo a gennaio 2016 in diverse Procure d'Italia.
Le indagini, coordinate dal Magistrato bresciano dottor Fabio Salamone, non si sono limitate allo studio delle carte e delle notizie presenti nel testo di Esposto ma hanno già visto l'effettuazione di passi concreti di acquisizione diretta di nuove informazioni. Corroborate anche da documenti ufficiali del Governo tedesco (ricordiamo che la fabbrica RWM italia di Domusnovas da cui sono partite le bombe è di proprietà Rheinmetall) ottenuti dai ricercatori di Rete Disarmo e dimostranti la piena responsabilità italiana sulle (almeno) sei forniture dirette tra la Sardegna e Riad.
La Rete Italiana per il Disarmo esprime la soddisfazione per questa decisione della Procura di Brescia che permetterà di fare luce su un caso problematico di commercio di internazionale di armi, emblematico anche di molti altri accordi simili. La RID si mette a piena disposizione dei Magistrati - come già fatto in questi ultimi mesi - per fornire dati e informazioni utili all'inchiesta. Il nostro auspicio è che si arrivi finalmente ad un esplicito chiarimento a riguardo di meccanismi di autorizzazione dell'export militare che a nostro parere configurano da tempo una possibili violazioni della nostra normativa nazionale sul tema.
In particolare i risultati dell'inchiesta potranno poi rendere più trasparenti i profili di rapporto intercorrenti negli ultimi anni tra il nostro Governo e il Regno Saudita su questioni militari, di produzione armata e della difesa. Proprio ieri la Rete Disarmo aveva chiesto chiarimenti relativamente alla recente visita (inizio ottobre) della ministra Roberta Pinotti a Riad, che secondo fonti di stampa saudita aveva toccato anche aspetti relativi a contratti di fornitura per sistemi navali. Ricevendo come unica risposta un tweet del Ministero della Difesa paventante possibili querele (“Ministero pronto a querelare chi diffonde falsità”). Di fronte a tale risposta Rete Disarmo conferma la propria serenità perché nessuna falsità è stata diffusa da parte nostra: riteniamo al contrario che sia legittimo e anzi doveroso richiedere informazioni sui rapporti istituzionali di esponenti del nostro Governo con uno degli Stati maggiormente coinvolti nella guerra civile in Yemen. Un conflitto che, secondo ripetute prese di posizione delle Nazioni Unite, ha già portato a conseguenze catastrofiche per la popolazione, con una situazione così problematica da essere stata oggetto di una Risoluzione del febbraio 2016 del Parlamento europeo per «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita». Già a quel tempo tale autorevole presa di posizione aveva costituito una prima conferma positiva della nostra scelta di presentare Esposti in diverse Procure italiane, non solo per sollecitare indagini su possibile violazione della legge 185 del 90 ma anche per valutare i profili di aderenza delle decisioni autorizzatorie ai principi e ai contenuti del Trattato Internazionale sugli Armamenti che l'Italia ha sottoscritto e ratificato (con unanimità di voto Parlamentare).
Per tutti questi motivi ribadiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Procura di Brescia di recepire i contenuti della nostra segnalazione e far partire un'inchiesta su tutti gli episodi di invio ordigni dall'Italia all'Arabia Saudita. Rimaniamo in fiduciosa attesa dei prossimi, ulteriori sviluppi.
Per contatti stampa Rete Italiana per il Disarmo: segreteria@disarmo.org